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Putin non ci sta: «Una campagna anti-Russia» E Yelena piange

MOSCA. Un discorso tutto incentrato sulla retorica della Russia ingiustamente discriminata e vittima di complotti politici internazionali. È quello che Putin ha rivolto alla «sua» squadra olimpica...

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MOSCA. Un discorso tutto incentrato sulla retorica della Russia ingiustamente discriminata e vittima di complotti politici internazionali. È quello che Putin ha rivolto alla «sua» squadra olimpica durante la cerimonia di partenza per Rio. Tra gli stucchi dorati della sontuosa sala di Alessandro del Cremlino, lo 'zar' ha denunciato in diretta tv una «campagna mirata» contro gli atleti russi e caratterizzata da «doppi standard incompatibili con lo sport nonché in generale con le regole elementari del diritto». Poi ha annunciato battagliero che Mosca intende adire «le vie legali» contro l'esclusione dalle Olimpiadi di sportivi russi «puliti».

A otto giorni dall'inizio dei Giochi, sono almeno 109 (di cui 67 dell'atletica leggera) i russi che dovranno rinunciare a Rio, 240 invece andranno, mentre 38 sono in forse. Un bilancio tutto sommato non così negativo considerando che, dopo la pubblicazione del rapporto Wada in cui il governo di Mosca è accusato di aver messo in piedi un colossale sistema di doping di Stato, il Cio avrebbe potuto tagliare fuori tutta la squadra russa. Ha invece optato per il compromesso, rimettendo alle singole federazioni la decisione di escludere o meno i russi dalle gare di loro competenza. E poi c'è la Iaaf, che ha chiuso le porte a tutti i russi dell'atletica leggera (tranne una) e ieri ha ribadito la sua presa di posizione rispondendo a una lettera del controverso ministro dello Sport Vitali Mutko. Il capo del dicastero che la Wada ritiene responsabile dell'inganno del doping di Stato era lì, al Cremlino, in mezzo agli oltre cento sportivi a cui Putin ha rivolto il suo in bocca al lupo. Tra loro c'era anche una quarantina che alle Olimpiadi non andranno, compresa la fuoriclasse del salto con l'asta Yelena Isinbayeva, commossa al punto da non trattenere le lacrime quando ha preso la parola.

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