Crisi e scandali, altro che «toda joia»
Il Brasile per non perdere la scommessa corre ai ripari con tagli e aggiustamenti in corsa, ma il rischio fallimento è grande
RIO DE JANEIRO. Larghi sorrisi, un pò per attitudine di vita e molto per mascherare la preoccupazione: il Brasile accoglie le delegazioni olimpiche, che affollano la sala arrivi dell'aeroporto di Rio e sciamano poi per le grandi arterie della metropoli carioca in direzione Villaggio atleti, ostentando la sua faccia più apprezzata nel mondo. Ma a sei giorni dalla cerimonia di apertura è un paese in chiaro affanno quello che si appresta a ospitare i Giochi, tra opere incompiute, scandali politici e giudiziari e un'economia in crisi galoppante.
Lula, l'ex presidente che fortissimamente volle le Olimpiadi nel 2009 riuscendo a umiliare persino Obama, volato inutilmente in extremis dal Cio a sponsorizzare la sua Chicago, è appena stato rinviato a giudizio per la vicenda Petrobras. L'erede del presidente operaio, Djilma, ha subito l'onta dell'impeachement e non parteciperà all'inaugurazione. Comunque vada, a livello economico per il colosso latinoamericano che solo poco tempo fa apriva orgogliosamente l'acronimo delle economie prepotentemente in ascesa, questi sono Giochi ai tempi della recessione: della Brics è rimasta solo un'incognita. Un Paese in crisi galoppante e con un mare di problemi si appresta ad ospitare quelle che con tutta probabilità passeranno alla storia come le Olimpiadi ai tempi della recessione.
Il Brasile nel giro di pochi anni è passato dall'eldorado della crescita allo spettro della depressione, fatta di disoccupazione crescente, aumento dell'inflazione, diminuzione del Pil e, non bastasse la crisi politica, addirittura l'emergenza Zika. Nonostante il termometro economico segni il passo, il budget dei Giochi è andato via via lievitando. Le cifre ufficiali erano partite da 39 miliardi di reais (circa 10 miliardi di euro, di cui poco oltre la metà coperte dai privati), ma quelle circolate negli ultimi tempi sono andate decisamente oltre. Secondo il Wall Street Journal, il costo totale delle infrastrutture è salito del 25% rispetto a quanto preventivato (e molte opere sono rimaste solo un progetto): il bilancio del comitato organizzatore (finanziatosi con la vendita dei biglietti e le sponsorizzazioni) è invece cresciuto dai 4,2 miliardi di reais previsti nel 2009 a oltre 7,4 miliardi (1,7 mld di euro all'incirca). Per quella che sulla carta potrebbe essere la settima economia del mondo non dovrebbe essere una tragedia ma il problema è che il presente si chiama recessione. Sebbene la famiglia del Cio mostri ottimismo, l'allarme rosso è scattato, tanto da portare il comitato organizzatore ad un taglio del 12% al bilancio operativo, cioè i costi, che non potrà eccedere gli 1,9 miliardi di dollari.
Insomma, meno fronzoli nelle cerimonie di apertura e di chiusura, meno volontari, miglior utilizzo (leggi 'stretta’) degli spazi per gli atleti e pubblico, anche se, a dirla tutta, lo scorso anno i costi delle infrastrutture, finanziati prevalentemente con soldi pubblici, sono cresciuti a oltre 24 miliardi di real (5,9 mld di dollari), il 25% in più di quanto originariamente preventivato.
Il comitato ha cercato di dare il buon esempio cominciando a licenziare i lavoratori a tempo determinato (risparmio 500 milioni di dollari), ma nonostante i buoni propositi le voci critiche sostengono che l'indotto dei Giochi non sarà così elevato da coprire le spese. A giocare 'contro’ ci sono anche una serie di altri fattori, virus zika e sicurezza, che rischiano di mettere una pesante zavorra alla voce 'introiti’.
Finora il comitato organizzatore ha venduto non molto di più della metà dei biglietti, e il tutto esaurito oltre che per la cerimonia d'apertura c'è solo per le partite della selecao brasiliana di pallavolo e calcio. Ah, no: per la verità c'è il sold out anche per il beach volley, in programma a Copacabana in un tripudio di tanga, fisici statuari e trenini musicali. Ma quella, a pensarci bene, non è Olimpiade: è solo un'altra delle facce del Brasile: quella balneare «Toda joia, toda beleza». Non sempre vera, ma anche questa assai apprezzata nel mondo.
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