Dal Cile con furore, Isla suona la carica
«Sono felice di essere qui, volevo tornare in serie A e ho scelto il progetto rossoblù perchè è davvero stimolante»
CAGLIARI. «Cagliari? La piazza ideale con un progetto importante». Mauricio Isla, coglie l'attimo. L'esordio nel secondo tempo con l'Amburgo, a sole 24 ore dallo sbarco a Elmas: «Ho visto un gruppo unito e forte». La grinta di chi poteva permettersi vacanze supplementari: «Dopo la vittoria in Coppa America, non vedevo l'ora di tornare in campo».
L'ex juventino quasi anticipa i quesiti. Stefano Capozucca lo presenta così: «È stata una trattativa cui tenevamo ma difficile, sia per le tante richieste sia per il valore del ragazzo. Nel nostro primo incontro gli ho spiegato cosa è il Cagliari, si è informato e ha deciso di venire: siamo felici».
Isla ha firmato un triennale da 700mila euro a stagione. Un altro mezzo milione glielo bonifica la Juve. Il cileno, 79 gare e 3 gol con la Roja, fresco di vittoria alla Coppa America ha chiesto e ottenuto la maglia numero 3: «L'ho avuto fin da ragazzino in nazionale e poi per cinque anni all'Udinese». Dietro i contatti e le consulenze, alcuni molto noti alla tifoseria, una scelta che il jolly («Ho fatto il terzino, nei moduli a 3 e a 4, ma mi hanno piazzato anche a centrocampo: a Marsiglia ho giocato con Lass e Diawara») spiega così: «Ringrazio il direttore e i compagni per l'accoglienza. Conoscevo il Cagliari, anche in Cile è molto seguito fin dagli anni di Pinilla. Ho sentito il mio agente e ho detto sì dopo appena due giorni, sono felice per la vittoria in Copa America. Sono stato a Udine a lottare per la salvezza finendo poi per puntare a traguardi più alti fino a sfiorare anche la Champions».
Idee chiare, obiettivi pure. Isla sa che ci sarà da sudare. «Vogliamo fare bene e arrivare prima possibile alla salvezza. I suggerimenti? Il gruppo è stupendo e ho ritrovato anche due amici come Marco Storari e Simone Padoin. È stato molto importante parlare con Marco. L'ho sentito dopo la Copa America, avevo diverse richieste ma volevo tornare in Italia. E anche per la mia nazionale conta se fai la serie A. Il mio ruolo? Devo lavorare e giocare dove vuole il mister Rastelli».
Classe '88, con la nazionale cilena ha messo in bacheca due Coppe America (Cile 2015 e Stati Uniti 2016) e un bronzo ai mondiali Under 20. Con la Juve ha vinto tre scudetti (l'ultimo giocando una sola partita) e altrettante Supercoppe italiane. Si ripassa dal Sant'Elia e da una serie A che per i colori rossoblù potrebbe rivelarsi interessante. «La squadra unita è fondamentale per salvarsi. I tifosi ci hanno chiesto di sudare la maglia e lo faremo. Sappiamo che c'è da lavorare ogni giorno per la salvezza, a prescindere da numeri e moduli», aggiunge Mauricio. Parole persuasive e mirate.
Rodato dai due campionati in Premier (Queen Park Rangers) e Ligue1 (Olimpique Marsiglia) il cileno vuole bruciare le tappe e mettersi a disposizione sia per la gara di coppa Italia con la Spa, (il giorno di ferragosto), sia per l’esordio in campionato (domenica 21 agosto a “Marassi” contro il Genoa).
L'ex bianconero si sofferma con un mezzo sorriso sul suo nomignolo: "Mi chiamano El Huaso perché quando avevo soltanto 10 anni sono andato a giocare in centro nonostante venissi dalla provincia. Come dire, lasciavo a casa i cavalli. Così hanno preso a chiamarmi il mandriano».
Mario Frongia
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