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L’UNIONE SUL PODIO

L’immagine di un’italiana con la bandiera europea sul podio di un’Olimpiade avrebbe fatto morire contento De Gasperi, che già nel 1950 guardava con simpatia i giovani federalisti bruciare i...

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L’immagine di un’italiana con la bandiera europea sul podio di un’Olimpiade avrebbe fatto morire contento De Gasperi, che già nel 1950 guardava con simpatia i giovani federalisti bruciare i passaporti al confine con la Francia. Purtroppo, quello di Elisa Di Francisca è solo «un bel gesto personale» - commento in puro burocratese della portavoce della Commissione Ue per lo sport - e quella bandiera deve accontentarsi di parlare ai cuori, mentre l’Europa politica va avanti a pezzetti proprio come le nazionali dei Paesi membri in gara a Rio.

Se fossimo una squadra unica, saremmo a giocarcela con Usa e Cina in testa al medagliere; ma è fantascienza, così come purtroppo sembra oggi un mero auspicio quella Schengen della difesa comune che l’Italia ha appena proposto per rispondere meglio alle crisi e al terrorismo. Le Olimpiadi, da questo punto di vista, spiegano più di mille trattati: l’oro di Phelps non è del Maryland (che ha una popolazione paragonabile alla Danimarca), ma degli Stati Uniti; per non parlare delle multinazionali schierate dagli Usa nelle staffette e nei giochi di squadra, dove si prende il meglio da 50 Stati.

L’Europa ha un passato diverso, certo, ma questo non può essere un alibi per non cercare un futuro migliore: la bandiera sventolata da Elisa Di Francisca ci racconta, nel frattempo, di un presente comune, in cui un attentato in Francia, Belgio o Germania è un attacco a tutti noi europei, anche se a Rio gareggiamo sotto maglie diverse.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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