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Tortu in Sardegna vuole dire velocità

Tortu in Sardegna vuole dire velocità

Filippo, primatista juniores dei 100, col fratello Giacomo (anche lui sprinter) ha incontrato i dirigenti di Cus e Coni a Cagliari

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CAGLIARI. Galluresi veraci e veloci. Gente di carattere, che non molla e sa quali sacrifici ci siano dietro il traguardo. Che poi siano nati in Brianza, poco importa. Filippo Tortu allunga lo sguardo. E lo scenario fa sognare l'Italia: con 10”19 sui cento metri è argento mondiale. Un tempo che ha stracciato il precedente record juniores di Pavoni che durava da 33 anni.

Diciotto anni compiuti, tra un anno la maturità da conseguire al Liceo scientifico del Collegio San Giuseppe di Monza, alto 1.86 per 72 chilogrammi di peso, Filippo è nipote e figlio d'arte: lo allena papà Salvino e il fratello maggiore, Giacomo, 23 anni, è uno sprinter più volte azzurrino.

I due hanno visitato nei giorni scorsi Cagliari. Incontro al Cus e al Coni: il presidente Gianfranco Fara li ha premiati con le Spille d'oro. Sardi nel cuore: dopo ogni gara in nazionale posano entrambi con la bandiera dei 4 Mori. Al Centro universitario di Sa Duchessa, Filippo e Giacomo hanno incontrato il dirigente Roberto Zanda, i tecnici Gianni Lai, Rita De Montis e Stefano Caneo. In serata, amarcord con Gianfranco Dotta (responsabile velocisti Italia anni ’90), gli atleti olimpici Ernesto Nocco (Los Angeles 1984, quinto 4x400), Sandro Floris (Seul 1988 e Atlanta 1996 bronzo 4x100, Mondiali Goteborg 1995) e Dalia Kaddari (primatista italiana cadetta 80 piani). In breve, passato presente e futuro della regina dello sport made in Sardinia.

Filippo Tortu vanta un’annata fantastica con un roboante 10”19. L’argento ai Mondiali juniores di Bydgoszcz (Polonia), prima di Burke (10"26, Barbados) e dietro l’americano Lyles (10”17, Usa), più grande di dieci mesi. Per ritrovare un altro italiano sul podio si risale a Scuderi, Sidney 1996

«Sono supersoddisfatto, non so come ho corso, nemmeno ho capito come ho chiuso. Lyles era imprendibile, più avanti chissà. Ha già fatto cose importanti, non è il solito statunitense grande e grosso, ma non era il mio favorito: speravo di esserlo io, avrei voluto sentire l’inno di Mameli» queste le parole a fine gara di Filippo Tortu.

E ancora. «Questo risultato dev’essere un trampolino di lancio, è la mia prima medaglia internazionale. La dedica? Alla squadra, al triplista Bocchi, con un pensiero a Tamberi. Ma è arrivata in una rassegna giovanile: se non mi confermerò a livello assoluto, avrà un valore relativo».

Umiltà e senso pratico. Filippo ha un rammarico: non è alle Olimpiadi di Rio per (primo escluso) appena 3 centesimi di secondo. Ma avrà spazio e tempo per rifarsi.

Intanto, la visita a Cagliari, con uno sguardo alle sue radici isolane. I Tortu sono originari di Tempio. Nonno Giacomo nel 1895 aveva fondato in piazza Italia la Tipografia Tortu: tra le prime e più importanti in Sardegna. Non a caso, Francesco Cossiga, alla scomparsa dell’editore tempiese, per il funerale fece schierare i carabinieri in alta uniforme.

Papà Salvino, velocista ai tempi di Puggioni, si è trasferito a Roma per studiare giurisprudenza. Quindi, a Milano per lavoro: responsabile marketing alla Fidal. Insomma, in casa si respira da sempre aria di starter.

Filippo, cresciuto nella prestigiosa Riccardi Milano, ora fa parte delle Fiamme Gialle. Di fatto, il miglior velocista italiano suggerisce splendide magie tricolori. E l’anno prossimo ci saranno anche i 200.

«Il mio modello? Pietro Mennea». Ma see Filippo vola, sarebbe folle scordare il fratello Giacomo. Nato anch’egli nella Riccardi Milano, 23 anni, più volte nelle nazionali giovanili, ora si allena a Torino dove studia filosofia.

Sardi tosti e multitasking i fratelli Tortu. Che esibiscono con merito e giusto orgoglio i Quattro mori.

Mario Frongia

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