La certezza del Pescara si chiama Oddo
Il gioco offensivo del tecnico profeta in patria e la conferma del gruppo della promozione per inseguire la permanenza in A
L’entusiasmo dell’ambiente (8.300 abbonati, più di 1.100 rispetto all’ultima volta in serie A) e la continuità di un progetto tecnico affidato a Massimo Oddo: sono le basi su cui il neopromosso Pescara poggia le sue speranze di salvezza. Nelle precedenti sei esperienze in serie A, solo in un’occasione è riuscito a non retrocedere: nella stagione 1987-88 con Junior e Sliskovic in campo. Per il resto, i biancazzurri hanno sempre fallito l’obiettivo salvezza. La scommessa è quella di riuscirci grazie a un impianto di gioco collaudato che porta il marchio del 40enne ex terzino della Lazio e del Milan e campione del mondo nel 2006. Un calcio palla a terra che predilige la tecnica e l’organizzazione a scapito della fisicità.
Un calcio propositivo, quello che ha portato il Pescara di Oddo a giocare due finali play off di seguito in B: una andata male, a Bologna, e l’altra conclusa con il trionfo di Trapani, il 9 giugno scorso. Un 4-3-2-1 con una punta centrale e due trequartisti in grado di inserirsi al pari delle mezze ali. La gran parte della squadra è stata confermata, ma ha perso per strada il bomber da 30 gol in B Gianluca Lapadula, passato al Milan, e due giovani promettenti come Lucas Torreira, alla Sampdoria, e Rolando Mandragora, alla Juventus. Il mercato estivo ha portato in dote l’esperto portiere Albano Bizzarri, il terzino Biraghi, il difensore Gyomber, il centrocampista Cristante, ex Milan, il ritorno del regista Brugman, oltre alla promessa dell’Inter Rey Manaj. Un mercato di attesa, quello portato avanti dal presidente Daniele Sebastiani coadiuvato dal ds Luca Leone, inesperto a livello di serie A, reduce dalla retrocessione in Lega Pro con la Virtus Lanciano e condizionato dalla squalifica per tre mesi, un retaggio dell’esperienza rossonera. Oddo aspetta rinforzi: almeno un difensore mancino e un attaccante. Un mercato condizionato dal riscatto del centrocampista Valerio Verre, autore del gol promozione a Trapani, pagato 4 milioni di euro all’Udinese. Si tratta dell’investimento più oneroso nella storia del Delfino che ha un po’ ridotto i margini di manovra. Tante idee – da David Pizarro a Gaston Silva, passando per Simeone junior e tanti altri – e poche operazioni concluse in un mercato che ha comunque fatto registrare un saldo attivo in ossequio alla politica dell’equilibrio di bilancio e alla valorizzazione dei giovani. Ce ne sono diversi che possono affermarsi in serie A: si va dai terzini Francesco Zampano (fratello di Giuseppe del Crotone), una freccia sulla corsia di destra, e Cristiano Biraghi, reduce dall’esperienza in Spagna con il Granada, al centrocampista Valerio Verre, passando per Gianluca Caprari (di proprietà dell’Inter), un attaccante esterno abile nell’uno contro uno. La scommessa è Robert Muric, il 20enne trequartista croato prelevato dalle giovanili dell’Ajax. Gli uomini di esperienza sono gli argentini Bizzarri e Hugo Campagnaro e l’albanese Ledian Mamushaj che si è messo in mostra (anche) nel corso degli ultimi campionati Europei.
La certezza era e resta Massimo Oddo, pescarese doc alla guida dei biancazzurri dal maggio del 2015: si tratta di un allenatore (esordiente in serie A) audace e sfrontato che con la sua impronta di gioco riesce a rappresentare la voglia di calcio sbarazzino e offensivo di una piazza che negli anni è rimasta attaccata ai fasti di Galeone e Zeman.
@roccocoletti1
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