Aru, Oppo e la Deidda: i giganti sardi di Rio
I voti più alti al ciclista, al canottiere e alla sincronette. Da applausi anche il tiratore Lodde insieme a Orro e Cappai
SASSARI. Missione conclusa per i magnifici sei, gli atleti sardi che hanno preso parte alle olimpiadi di Rio che si concludono oggi con la cerimonia di chiusura. Gare concluse, dunque, chi prima chi dopo. Esperienza in cassaforte e una gran voglia di riprovarci. Non tutti ci riusciranno ma di sicuro tutti faranno di tutto per esserci anche a Tokyo 2020. Ma soprattuttto Fabio Aru, Stefano Oppo, Francesca Deidda, Alessia Orro, Manuel Cappai e Luigi Lodde hanno svolto egregiamente la loro funzione di ambasciatori dell’isola e di promoter dello sport sardo, prova provata che anche in Sardegna, anche dalla Sardegna, si può.
Il bilancio dei Giochi di Rio per gli esponenti dei Quattro mori è largamente positivo. Tre risultati sopra le righe, per non dire brillanti, una medaglia chiaramente sfiorata, qualche delusione mitigata da non poche giustificazioni. Ciascuno dei sei merita dieci per essere riuscito a centrare il traguardo, e dieci per essersi impegnato al massimo, comunque sia andata a finire. Poi, considerati individualmente si possono proporre dei distinguo.
Fabio Aru 8.5. Il voto più alto va a Fabio Aru, per quel che ha fatto ma soprattutto per come l’ha fatto. Sesto nella prova in linea di ciclismo, lo scalatore di Villacidro ha risposto alla grande alla fiducia del ct Cassani, riuscendo a contemperare l’impegno individuale con quello per la squadra. Un onere che solo il ciclismo impone. Quando si pedala si è sempre soli ma Fabio lo ha fatto col cuore e con la testa, e l’allungo con il quale si è involato sull’ultima salita per lanciare l’attacco di Nibali è stato il gesto più bello della gara. Insieme in fuga, Italia bellissima poi Nibali, che correva verso l’oro, è caduto. Il numero uno Astana ha superato anche la delusione e nonostante avesse già dato tutto, nonostante l’arrivo fosse dopo sei chilometri tratto pianeggianti ha dato ancora di più, facendo lo sprint per il quarto posto e arrivando sesto, lui che velocista non è.
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Stefano Oppo 8. Il canottiere di Oristano è il sardo che è andato più vicino alla medaglia. Con il 4 senza pesi leggeri, in una disciplina che più di squadra non si può, è stato fondamentale per andare oltre ogni aspettativa. Ai quattro forgiati a Piediluco si chiedeva al massimo di arrivare in finale e loro l’anno fatto dominando qualificazioni e semifinali, illudendo e anche un po’ illudendosi. Ma è una delle poche medaglie di legno azzurre per la quale il Coni ha sorriso, guardando al domani.
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Francesca Deidda 8. Anche la quartese del nuoto sincronizzato è stata bravissima, arrivando con la squadra al miglior risultato olimpico della storia, il quinto posto. A 30 anni, in piena maturità, ci ha fatto sognare.
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Alessia Orro 7. La giovanissima alzatrice di Narbolia ha pagato la crisi dell’intera squadra, e la disarmonia con i quadri tecnici sfociata nel divorzio a Giochi fatti. E disfatti. Dalla sua la giovane età, e il fatto che non si è mai arresa.
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Luigi Lodde 6.5. Strana bestia il tiro a volo, forziere per l’Italia meno che per l’ozierese. Forte del 5° posto a Londra 2012 nello skeet è partito male, si è ripreso ma i piattelli non permettono recuperi, quelli passati non tornano più. Per andare a Tokyo, Luigi dovrà sfoderare altri quattro anni al top.
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Manuel Cappai 6. Ancora una volta (dopo Londra) fuori al primo turno, quando in molti puntavano su di lui come sorpresa. E sorpresa è stata ma in negativo per il pugile di Quartu, che ha pagato anche una preparazione e un’impostazione di squadra che ha affondato l’intero gruppo azzurro.
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