Paralimpiade a rischio annullamento
Il presidente del Cip Sardegna, Poddighe: «Sarà molto dura, ma noi ci saremo»
SASSARI. L'Olimpiade che mette a rischio la Parolimpiade. Un paradosso estremo ma possibile, se rapportato alla situazione di un paese, il Brasile, che otto anni fa ha ottenuto il via libera all’organizzazione di Mondiale di calcio e Giochi a cinque cerchi, ma che oggi, archiviate entrambe le manifestazioni, fa i conti con un salasso figlio di costi e congiunture economiche da far tremare i polsi.
Pochi biglietti venduti per Rio 2016, scarsi riscontri a livello di audience, conti tendenti al rosso lampeggiante. Il presente è questo, gravato da una falla da decine di milioni di dollari, addirittura 600 milioni secondo le stime più catastrofiche. A farne le spese potrebbero essere proprio le Parolimpiadi, in programma a partire dal prossimo 7 settembre proprio a Rio de Janeiro. E a farne le spese, in chiave isolana, potrebbero essere i sei sardi prossimi protagonisti azzurri delle Parolimpiadi: i tennisti Marianna Lauro e Alberto Corradi, il triathleta Giovanni Achenza, il velista Gian Bachisio Pira, la nuotatrice Francesca Secci e il team leader della squadra di canoa Stefano Porcu.
Il Comitato organizzatore ci metterà una pezza, ma il salvadanaio è vuoto perché gli ultimi spicci sono serviti a condurre in porto l'Olimpiade. E ora? Parte del budget utilizzato, in condivisione, sarebbe dovuto essere destinato al pagamento dei biglietti degli atleti paralimpici e all’organizzazione dei trasporti degli stessi. Ma proprio per scacciare l’incubo annullamento Paralimpiade i fondi saranno stornati, ridotti, quasi azzerati. «Noi manderemo comunque i nostri atleti – spiega Paolo Poddighe, presidente del Comitato Cip Sardegna –. Alcuni dei ragazzi partiranno per il Brasile già a fine mese. Si lavora a livello internazionale, noi faremo un grande sforzo, copriremo quel che serve, facendo fronte alla mancanza dei rimborsi per i biglietti e alla riduzione delle auto a disposizione degli atleti – prosegue –. La preoccupazione c’è, ed è tanta. Ma è tutto avviato, difficile tornare indietro ed è impensabile, ritengo, che il Comitato organizzatore non abbia pensato alla cosa. In Brasile ci saremo, la situazione però è molto delicata e non escludo che altri Paesi scelgano di rinunciare ad andare a Rio».
Giovanni Dessole
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