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Jack suona la carica: meno grandi nomi e più fame di vittorie

di Giovanni Dessole
Jack suona la carica: meno grandi nomi e più fame di vittorie

Carter torna in Italia dopo l’esperienza con Siena Martin al servizio del team. Sacchetti: «Siamo carichi»

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INVIATO A OLBIA. L’americano Josh Carter è uno degli attori più attesi sul palcoscenico del Media Day al Geovillage, e su quello della Lega A. Lui la serie A l’ha già vissuta, intensamente e sino in fondo. Nel 2013-’14 con la maglia toscana arrivò sino a gara7 della finale tricolore contro Milano, arrivò ad un passo dallo scudetto poi sfumato sui contorni del 74-67, punteggio che alla sirena finale chiudeva definitivamente la contesa, regalando all’Olimpia il successo. «Uno dei ricordi più brutti della mia carriera - afferma Carter mentre Savanovic gli dà ironicamente una pacca sulla spalla -. Di solito io riguardo tutte le partite dopo averle giocate, anche più volte. Quella partita no, è l’unica che non ho mai voluto rivedere». Sottolinea come in questi anni l’asticella del campionato italiano sia rimasta alta e garantisce impegno e dedizione sul campo.

Lo segue in scia Brian Sacchetti, che il meccanismo Dinamo ormai lo conosce benissimo perché ne è parte integrante: «Importante è partire, con convinzione, per dare il cento per cento. Chiaro che vogliamo fare meglio della passata stagione, ma dipenderà dalla chimica che si instaurerà fra noi – dice –. Qual è il mio ruolo? Pur di giocare sono disposto a fare qualunque cosa per la squadra. Giovedì il coach mi ha fatto marcare Lydeka, stavo scoppiando - sorride scherzando -. Scherzi a parte, sono a disposizione».

Positivo anche l’approccio di Ryan Martin, aggregato alla squadra in fase di pre campionato in sostituzione dio Olaseni: «Perché mi chiamano 007? Sono un agente speciale, molto duttile. Il mio allenatore al college mi utilizzava in diversi ruoli. Questa è per me un’opportunità di crescita e formazione. è la mia prima da giocatore professionista e ho la fortuna di lavorare con professionisti».

Immancabilmente la palla passa dalle mani del capitano, Jack Devecchi: «Il presidente nel corso di un incontro a Tortolì ha detto che vuole la Final Four di Champions, giusto per mettere un po’ di pressione - afferma sorridendo - Chiaro che anche in Europa vogliamo migliorarci. Abbiamo meno nomi altisonanti e più fame. Ci alleniamo forte. Lavoriamo e basta, sempre a testa bassa».

Chiusura affidata a Darius Johnson-Odom: «Conoscevo questa società, conoscevo alcuni dei giocatori che hanno giocato qui, e anche alcuni dei miei compagni attuali. Pensavo fosse la migliore occasione per la mia carriera. Da tre anni sono professionista, ho iniziato a Cantù e mi sento cresciuto soprattutto sotto l’aspetto della personalità».

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