La sfida di Pira: «La mia vela vi stupirà»
Un incidente in moto e la rinascita: «Ho scoperto un mondo che mi sta dando davvero tanto. E oggi mi sento realizzato»
SASSARI. Gian Bachiso Pira può ben dire di aver vissuto due vite. La prima è cominciata 34 anni fa a Dorgali, dove è nato, ha studiato ed ha cominciato a lavorare in mare, come macchinista di navi. Per un amante del mare come lui una vita gratificante, ed un roseo futuro davanti. Tutto però è cambiato nel 2005, con un brutto incidente in moto che l’ha privato di entrambe le gambe, all’altezza del ginocchio. Tutto di rifare, abituarsi ad un’altra condizione, problemi fino al momento mai affrontati, insomma un’intera esistenza da riprogrammare.
In questo nuovo percorso è comparsa la vela. Dal mare ai laghi della Lombardia, ma la sensazione di libertà è stata la stessa. Tanto che, dopo le prime esperienze nelle barche monoposto ed il passaggio a quelle collettive, la passione sempre crescente l’ha portato all’attenzione della nazionale paralimpica. «Nel 2012 sono stato contattato dall’allenatore della categoria sonar – ricorda Gian Bachiso Pira – ed ho cominciato ad allenarmi con la squadra per due fine settimana al mese, da febbraio ad ottobre».
Oltre agli allenamenti sono arrivate anche tante regate in giro per il mondo, Olanda, Irlanda, Canada, fino ai campionati mondiali di Melbourne, dove con i compagni di equipaggio Cristiano D’Agaro e Fabrizio Solazzo è arrivato il grande risultato, ossia la qualificazione per le Paralimpiadi di Rio de Janeiro. «Qui non ci siamo posti nessun obiettivo preciso – è la dichiarazione di Pira, che è già arrivato in Brasile – ma vogliamo provare a fare il meglio possibile».
Qualunque sia il risultato Pira ha già vinto, trovando il modo di continuare a coltivare il suo amore per il mare, con una barca tutta sua appositamente attrezzata per i disabili. In più ha creato sempre a Dorgali la società sportiva “Abili Navigatori”, della quale è istruttore, per trasmettere anche agli altri questa sua passione. «Voglio condividere con più persone possibili questo bellissimo sport, ancora poco diffuso da noi – conclude l’atleta nuoreses – e soprattutto mi piaceva farlo con persone che sono state sfortunate come me. E’ bello fare uscite integrate con persone con disabilità fisiche o mentali e normodotati. Credo che l’integrazione sia fondamentale, soprattutto con i giovani, che molto spesso sono lontani da certe situazioni, e pensano che una disabilità sia un ostacolo troppo grande da superare. Prima di partire stavo facendo dei corsi con ragazzi con disabilità psicofisiche. E’ stata una bellissima esperienza. Questi ragazzi ti danno davvero tanto, ed è bellissimo vederlo felici a bordo. Dopo Rio, comuque vada a finire, tornerò a casa e al mio lavoro»
Fabio Fresu
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