Olbia, la gioia strozzata al 93’
Due volte avanti, due volte raggiunta dalla Lucchese: pari amaro per il debutto al Nespoli
OLBIA. Sembra fatta. In campo, i giocatori pensano a una bella doccia rinfrescante, dopo 93’ minuti a 30 gradi e soprattutto dopo una vittoria, la prima, sudata. Sugli spalti, i mille sentono di aver fatto bene a disertare il mare per godersi, seppure con qualche brivido, il successo dei bianchi al rientro in casa, in serie C, dopo 38 anni.
Spiazzati i primi, spiazzati i secondi, atterriti tutt’e due. La Lucchese piazza il colpo temuto, specie da mister Mignani che per i minuti finali schiera cinque difensori, proprio all’ultimo respiro. Proprio quando non c’è più tempo per realizzare gol, e solo per realizzare che questo 2-2 con cui si chiude Olbia-Lucchese significa due punti persi, e due eurogol (Capello da 20 metri, Piredda da 25 metri) utili solo per il piacere estetico. Delusione, forte, cocente, beffarda, altro che soddisfazione per aver mosso la classifica.
Occorre dirlo: se l’Olbia avesse vinto, sarebbe stato forse più giusto. Specie l’Olbia del primo tempo, attenta, precisa, efficace, ma ancora poco cinica; meno quella del secondo, impaurita, balbettante in difesa. Ci sarà da lavorare, sulla testa e sui meccanismi, e forse anche sul mercato.
Nei primi 45’, i bianchi giocano come si deve. Un dato: perdono solo 4 palloni, ne recuperano 7. Nel debutto contro il Renate ne avevano persi 10, e recuperati 3. La differenza la fa il centrocampo. Nel 4-3-1-2, le due mezzali, Muroni e Piredda, annullano i due interni lucchesi e si muovono in sintonia con i terzini Pinna e Cotali, abili a bloccare le mezzali avversarie; Geroni disturba il trequartista lucchese, prendendo palloni e appongiandoli a Cossu, che a sua volta, fra lampi di classe assoluta, si porta dietro mezza Lucchese. La difesa, così, non è troppo occupata. Le cose, poi, si mettono subito bene. Al 7’ Alessandro Capello esplode una conclusione da 20 metri: la palla si insacca sotto l’incrocio, imparabile. Due partite, due gol. L’Olbia è padrona del campo. Concede poco: un tiro di Longo parato da Montaperto (15’); una palla velenosa in area che sempre Forte non capitalizza (24’).
Serve il colpo del ko. Le occasioni arrivano. Cossu ubriaca mezza difesa della Lucchese, con finte e nascondendo la palla, ma poi non trova, al limite, lo spazio per calciare (41’). Un minuto dopo, la grande chance. Pinna inventa un assist per Kouko. L’ivoriano si invola sulla destra e - proprio come contro il Renate - taglia per Capello. Il quale calcia due volte, facendosi respingere i tiri a pochi passa dalla porta. Peserà, la mancanza di cinismo.
Nella ripresa la Lucchese è un’altra squadra, l’Olbia pure: più sicura la prima, alternante la seconda. E si vede presto. Terrani sfugge sull’out destro a Piredda (ammonito poco prima e intimorito: l’arbitro ha lasciato correre 12 falli lecchesi nel primo tempo senza sanzionarli) e crossa per Forte: la palla attraversa tutta la difesa, l’attaccante ringrazia e segna (11’ st).
Tutto da rifare. Olbia così così. Difficile credere nella vittoria. Serve un’invenzione. Piredda, che avrà qualche difetto di comportamento ma ha piedi buoni, risolve il conflitto a modo suo. Duetta con Geroni, un altro dai piedi buoni, e da 25 metri scocca un tiro violento, chirurgico, imprendibile (21’ st). Un’altra svolta. E anche stavolta c’è l’occasione per chiudere tutto, ma Capello perde un tempo e lancia Kouko con un secondo di ritardo: l’ivoriano vede il portiere davanti, e la porta restringersi.
Non resta che difendersi, allora. La Lucchese pressa, crea occasioni, la difesa olbiese balbetta. Mignani la rinforza con un quinto difensore. Non serve. All’ultimo minuto, all’ultimo assalto, con un fallo su Miceli non fischiato, la diga cede: Forte la butta dentro per il 2-2. Finale amaro, pari amaro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
