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Blitz al Vanni Sanna buttata giù una porta

Blitz al Vanni Sanna buttata giù una porta

La condanna del sindaco: «La violenza non ha mai giustificazioni»

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SASSARI. Ormai non è più una questione di gol o di vittorie. Il clima che si respira intorno alla Torres ha raggiunto livelli mefitici come non si era mai visto nella lunga storia del club rossoblù. Da una parte c’è una società che fa di tutto per inimicarsi la città, dall’altra i tifosi che continuano nello “sciopero della tribuna”. In mezzo, e bisogna aggiungere purtroppo, c’è una zona grigia che si presta a episodi come quello di ieri. Qualcuno si è introdotto all’interno del Vanni Sanna saltando il muro di recinzione e ha segato i pali di una delle porte, quella più vicina alla curva nord. Un gesto compiuto nella notte o la mattina molto presto con l’intenzione di far saltare la gara tra i rossoblù e il San Teodoro in programma nel primo pomeriggio. A dare l’allarme, alle 9,30, è stato il custode dello stadio, Angelo Cassano, che ha trovato la porta rovesciata con i pali inutilizzabili. Sul posto sono arrivati quasi subito i dirigenti rossoblù, i funzionari della Digos e una pattuglia della polizia. Difficile risalire agli autori del gesto, impossibile giustificarlo. In proposito è molto netta la presa di posizione del sindaco, arrivato allo stadio a meta partita. «L'atto vandalico compiuto nello stadio "Vanni Sanna" – ha detto – non ha niente a che fare con la passione e lo sport, né tantomeno può essere associato alle critiche contro la dirigenza della storica squadra di calcio sassarese». Il primo cittadino ha fatto notare il taglio dei pali e stato «un vero e proprio atto contro il patrimonio pubblico visto che lo stadio è di proprietà comunale e sul manto d'erba giocano entrambe le squadre sassaresi che militano in serie D: la Torres e il Latte Dolce».

Un modo per rimarcare due cose: la condanna senza se e senza ma di ogni atto di violenza contro le persone o contro le cose, ma anche per ricordare che lo stadio è di proprietà del Comune, e quindi di tutti. «Non si possono associare questi gesti al diritto di critica nei confronti di una dirigenza che non piace – ha continuato Nicola Sanna – perché danneggiare la cosa pubblica o di proprietà altrui è un reato. Ed è sbagliato pensare anche solo a giustificare questo episodio. Una cosa è il gioco praticato nel rispetto delle regole sul campo e altra cosa sono le azioni di intimidazione o di guerriglia urbana. Queste ultime vanno condannate senza appello».

«La città se vuole cambiare dirigenza della società può farlo. Deve mettersi di buona lena e creare le condizioni per l'alternanza. Ma con senso di responsabilità sia da una parte che dall’altra. E’ da considerarsi fuori gioco chi si comporta in questa maniera. Mi aspetto che anche i veri tifosi prendano una netta posizione di condanna contro il gesto di ieri che avrebbe potuto danneggiare la loro squadra del cuore».

In realtà i tifosi stanno continuando a disertare lo stadio. E non per mancato attaccamento alla squadra ma per rimarcare la contrarietà nei confronti della società e del presidente Pirarino. Anche ieri, nonostante la pioggia caduta abbondante, un nutrito gruppo di ultrà ha preso posizione dietro il muro tra la curva nord e la gradinata e ha fatto sentire forte la sua protesta. I cori sono andati avanti fino al 90’ e oltre. La richiesta è una e netta: Piraino vattene, ed è stato riassunta in uno striscione che è diventato la bandiera della curva. L’iniziativa dei tifosi è quella di far male al presidente nel suo punto più debole - il portafoglio - e sta colpendo nel segno. Ieri i biglietti venduti sono stati un centinaio, compresi quelli acquistati dagli ospiti. Un incasso da Seconda categoria per una presidenza che non vale di più.

Antonio Ledà

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