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Olbia sprecona e iellata, un altro ko

Olbia sprecona e iellata, un altro ko

I galluresi producono molto gioco, colpiscono un palo e segnano un gol annullato ingiustamente: il Piacenza ringrazia

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PIACENZA. L’Olbia a lezione di cinismo di un Piacenza essenziale, spietato e concreto. Doti, queste, che farebbero la fortuna della squadra gallurese, padrona del campo per oltre un’ora al Garilli ma incapace di tramutare tale superiorità in “soldoni”. E così, il gol in avvio di Matteassi e l’inatteso raddoppio di Razzitti a metà ripresa, rendono amarissima la trasferta in Emilia; rimpianti acuiti da tante recriminazioni per un gol annullato, con tutta probabilità ingiustamente, a Kouko sul punteggio di 1-0 e dal palo stampato da Capello ad inizio ripresa,s empre sull’1-0.

Non ci sono sorprese nell’undici iniziale presentato da mister Mignani, con Pinna che si posiziona a destra dello schieramento difensivo, mentre in avanti si punta su Capello coadiuvato da Kouko, e ovviamente dall’ispirazione di un Cossu che veleggia su tutto il fronte offensivo. I biancorossi di Franzini, forti del “sacco di Cremona” di sette giorni prima, si presentano con il consueto tridente composto dall’eterno Matteassi a destra, da Franchi sul versante opposto e dall’atipico Razzitti, uomo di fatica più che d’area.

L’avvio degli emiliani è micidiale e sorprende l’Olbia: Sciacca scende sulla corsia di destra e mette a centro area un pallone sul quale Monteporto smanaccia in qualche modo, senza però che Dametto riesca a liberare, regalando palla a Matteassi che non può sbagliare. E’ soltanto il nono minuto, ma i bianchi, per l’occasione in maglia celeste, cambiano radicalmente registro. E’ la mediana il reparto più temuto della compagine di casa, ma nonostante ciò, Piredda e soprattutto Geroni forniscono impressione di potersi impossessare della gara.

Così è: la tecnica dei centrocampisti galluresi consente ai ragazzi di Mignani di piazzare le tende nella metà campo avversaria sino all’intervallo. Al 18’, sarebbe già tempo di pareggio: il Piacenza perde palla sugli sviluppi di un corner a proprio favore e il contropiede che ne scaturisce è da manuale. L’assist di Cossu trova Kouko pronto alla deviazione da due passi, ma l’assistente arbitrale vanifica tutto quanto; le immagini tv confermeranno le impressioni in presa diretta: gol regolare.

L’Olbia non cede di un centimetro, ma ha il torto di non affondare il colpo: è necessario attendere il 40’ per vedere all’opera Miori che disinnesca il fendente del solito Cossu che ubriaca di finte il povero Agostinone.

Ripresa: pronti via ed è la jella a mettere i bastoni tra le ruote. Piredda innesca Capello a centro area che, senza pensarci un attimo, scarica un destro secco che si schianta contro il palo. Miori respinge anche il tap-in mancino del centravanti e i segnali sinistri iniziano a farsi preoccupanti.

Puntuale, al 21’, ecco l’episodio che, di fatto, pone fine alla contesa: Franchi cerca fortuna in solitaria, il pallone si allunga inesorabilmente ma diviene regalo al bacio per Razzitti chefirma il 2-0.

Un’Olbia fino a quel momento autoritaria, sempre alla ricerca dell’imbeccata frutto di trame ragionate e ben congeniate, si ritrova con un pugno di mosche in mano. Mignani prova a mischiare le carte in tavola, disegnano un 4-2-3-1 che non dà frutti; Piredda viene escluso dalla contesa per un forte rischio doppio giallo e così, si arriva ad un finale che regala speranze quando ormai è troppo tardi. E’ infatti il 47’ quando la punizione da trequarti di un Cossu mai domo, non trova alcuna deviazione in area e si infila docile docile alle spalle dell’incerto Miori. La bandiera è salva, ma dopo l’impresa con il Livorno, l’Olbia si ferma ancora. Meno “specchi”, più concretezza, ecco cosa serve.

Corrado Todeschi

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