Olbia travolgente, super rimonta
Bianchi sotto di due gol nel primo tempo con la Giana. Nella ripresa le tre reti della vittoria
OLBIA. L’Olbia va a riprendere se stessa sul precipizio, con l’anima sprofondata negli abissi, gli occhi sbarrati per la violenza cieca dell’attacco subito, un piede sospeso sull’orlo del fosso e l’altro, malfermo, debilitato, esangue, vicino a infleggerle lo schianto finale. È in quel momento, alla fine del primo tempo, sotto di due gol contro la Giana Erminio, che l’Olbia si catapulta fuori dalle secche, riprendendo, con lo spirito guerriero che sembrava averla abbandonata, il pieno controllo del suo fortino, del Nespoli mai espugnato, della tana in cui si batte con vigoria e decisione.
Qualcosa nella ripresa cambia nella sua mente, nella sua pelle, nella sua faccia. Qualcosa di potente, di furioso, di impetuoso che porta l’Olbia a ribaltare tutto, schemi, inerzia della partita, brutti pensieri. Sbaglia un rigore con Ragatzu, e questo, invece di abbatterla, di farla sparire dal campo senza appello né cassazione, la rianima. Come una bestia ferita, si butta in avanti con irruenza, schiaccia indietro una Giana Erminio ormai appagata, stanca, e segna tre gol, tre gol spettacolari. Segna Geroni al volo, segna Piredda al volo, segna Capello al volo. Una rimonta da brividi, da batticuore, con un’energia che si libera imperiosa come se avesse passato il primo tempo ad accumularsi per fuoriuscire tutta insieme, d’impeto.
Una metamorfosi stupefacente, maturata nel segreto dello spogliatoio. Mignani, che assiste quasi impassibile alla disfatta dei primi 45’, che guarda un’Olbia che né lui, né i suoi giocatori, né gli oltre mille tifosi riescono a riconoscere, si raccoglie in se stesso, elabora i dati, non sa se le difficoltà siano più fisiche o psicologiche, e carica i suoi con i fatti, più che con le parole, osando un’Olbia d’attacco con il 4-3-3, una punta (Ragatzu) dentro per una mezzala (Auriemma), ruolo in cui arretra Cossu.
Sembra una scelta dettata più dal ragionamento che dalla disperazione, dall’esigenza di fare qualcosa perché tanto peggio di così non può andare. Sa che l’Olbia non può essere quella del primo tempo. Un centrocampo fuori fase, Piredda e Geroni in ombra; un attacco esanime; una difesa nuovamente ballerina, insicura, confusa. Becca due gol dalla Giana Erminia nei primi quindici minuti - al 6’ Okyere di testa in mezzo ai due centrali, al 14’ Bruno con un tiro piazzata dai 16 metri - e tutto sembra alla deriva.
L’unico che tiene alto il faro, in mezzo a questo deserto buio, è Cossu. Illumina due volte Kouko, che esplode il tiro, sempre murato dalla difesa lombarda. È questo evento raro, Kouko che va alla conclusione, anche una terza volta, semnza successo, conferma che per l’Olbia non è giornata; un pessimo presagio, segno che la dea bendata dei bianchi si è dimenticata. Il torello praticato dalla Giana per alcuni minuti sembra un epitaffio beffardo.
Invece l’Olbia riscopre la sua anima. Cossu inventa anche da mezzala, Piredda si ridesta dal torpore, Cotali affonda fra le linee avversarie, e Ragatzu si fionda su ogni pallone come se dovesse spaccare il mondo. Cotali si procura un rigore e Ragatzu lo vuole tirare: i compagni glielo lasciano per farlo sbloccare, lui se lo fa parare (17’ st).
Ma è solo un incidente nella corsa inarrestabile avviata dai bianchi. È un’Olbia che sembra aver preso il posto di se stessa, come se i giocatori fossero stati tutti cambiati nella ripresa. Ragatzu, ancora più furente, inventa due assist splendidi: Geroni e Piredda, con due gran tiri, spaccano la rete al 25’st e al 35’ st. Sull’onda del pareggio, l’Olbia si fa mareggiata, diventa tempesta, e Capello sferra l’attacco finale, il colpo che abbatte la resistenza lombarda. Una cannonata al 39’ st, un urlo, la gioia per la vittoria bianca che sommerge tutto e tutti.
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