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«La colpa è di tutti, dall’intervallo in poi non c’eravamo più»

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«La colpa è di tutti, dall’intervallo in poi non c’eravamo più»

Federico Pasquini, coach dei biancoblù, non cerca scuse «Sparito il nostro gioco d’insieme hanno preso il largo»

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DESIO. «Dall’intervallo in poi siamo mancati tutti, dopo un paio di minuti di ottima difesa abbiamo smesso di fare ciò che dovevamo fare». Coach Federico Pasquini evita di trincerarsi dietro l’importante assenza di Lydeka e va dritto al sodo.

«Nel secondo tempo ci siamo disuniti dopo alcuni errori offensivi su giochi creati bene – sottolinea a fine gara l’allenatore della Dinamo –. Questo ci ha portato sfiducia, abbiamo provato a essere più aggressivi raddoppiando in post basso ma questa accelerazione ci ha portato una grande confusione in attacco: sarebbe stato necessario girare tutti insieme, invece abbiamo smesso di eseguire i giochi, di fare blocchi, di far giocare la squadra. E così Cantù ha preso il largo».

In una gara ad handicap, con la certezza di perdere il confronto sotto canestro, è mancato però anche l’apporto degli esterni americani, troppo evanescenti. «Siamo mancati tutti, di base – risponde Pasquini –. Nel primo tempo siamo stati molto fluidi in attacco e molto pericolosi perché muovevamo la palla, siamo mancati a livello difensivo nel primo quarto, soprattutto per un cattivo approccio. Sappiamo che per innescare Lacey e Carter bisogna costruire qualcosa per loro, invece soprattutto nel secondo tempo non muovevamo la palla e per questo li abbiamo in qualche modo fatti sparire».

Preoccupano di più i 90 punti incassati o i soli 20 messi a segno negli ultimi due quarti? «Onestamente mi preoccupa sia l’attacco e che la difesa, perché sono figlie della stessa problematica. Ci sta sbagliare qualche tiro da sotto, ma non ci sta che da quel tipo di errore venga fuori una difesa fatta male. Se sei sotto di 7-8 punti e vai di “rimescolo”, nel momento in cui proviamo a raddoppiare non ti puoi permettere di farti prendere dalla frenesia in attacco. È diventato troppo uno contro cinque, con troppi palleggi insistiti. Dovevamo fare quello fatto nei primi quarti, ovvero fare girare di più la palla. Cantù ha giocatori molto fisici dal 3 al 5 non puoi arrivare là senza avere mosso bene la palla, devi essere bravo a leggere l’azione, e cercare di essere un po’ più imprevedibile. Su 33 tiri del secondo tempo solo 5-6 fatti con costruzione, il resto è stato dettato dalla frenesia». a.si.)

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