Dinamo, traumatico il ko contro il Besiktas ma la squadra cresce
Dopo la sconfitta choc in Champions League, il Banco mastica amaro: eppure ha più certezze
SASSARI. Sospesa tra le nuove certezze e l’amarezza di chi sa di avere fatto tanta fatica per nulla. Il day after della Dinamo, reduce dalla rocambolesca sconfitta con il Besiktas Istanbul, scorre a metà tra due binari che divergono completamente. Da una parte il campo ha detto che quando tutte le pedine del roster fanno il proprio dovere, i sassaresi sono in grado di giocarsela con tutti, anche ad altissimi livelli. Dall’altra, e in questo momento in netta prevalenza, c’è l’amarezza per essersi lasciati sfuggire una vittoria che pareva ormai in pugno (vantaggio di 9 punti a meno di 2 minuti dalla fine e pieno controllo del match) e che da un certo punto di vista avrebbe potuto fare svoltare la stagione. In mezzo, ci sono la classifica e il calendario: la prima dice che, dopo la prima sconfitta interna, il Banco di Sardegna resta in piena corsa per il passaggio del turno, quando mancano due gare al giro di boa del grupp E. Il secondo invece propone subito un altro doppio-match da giocare nel giro di poco più di 48 ore: domenica a mezzogiorno al palazzetto arriva la Sidigas Avellino, mentre martedì si presenteranno in piazzale Segni i tedeschi del Mhp Riesen.
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Una partita “verissima”. La squadra di Pasquini ha messo a lungo alle corde una squadra di altissimo livello, che farebbe la sua figura anche in Eurolega. Il Besiktas si è presentato al PalaSerradimigni con un ruolino di marcia da paura: i turchi hanno rullato le prime quattro avversarie affrontate in Champions League, compreso il temuto Aek Atene, con uno scarto medio di oltre 15 punti, e nel loro campionato hanno un bilancio di 5-1. A Sassari i bianconeri hanno giocato una partita vera. Lo dimostra, tra le altre cose, il minutaggio dei tre uomini chiave del roster, tenuti in campo per oltre 30 minuti: il “killer” Weems (34’), Roll (32’) e Thompson (31’). Gli altri elementi indicativi, da questo punto di vista, sono la grande festa dei giocatori sul parquet (protrattasi tanto a lungo da fare indispettire persino il pazientissimo pubblico di Sassari) e la strana euforia di coach Ufuk Sarica, che mentre parlava in sala stampa tratteneva a stento una risatina piuttosto “molesta”.
Il bicchiere mezzo pieno. Tutti questi elementi aggiungono valore alla prestazione della Dinamo: che ha vinto a rimbalzo (33-32), ha avuto una valutazione di squadra nettamente più alta (88-76) e complessivamente ha tirato meglio (50,9% contro 44,6%). Non solo: a livello di squadra, Lacey e compagni hanno giocato un terzo quarto capolavoro a livello difensivo (appena 13 punti concessi) e per molti minuti, nell’ultimo quarto, sono stati in grado di aggirare con maestria la grande pressione messa dalla difesa turca. E ancora: a livello di singoli, la Dinamo ha avuto una grande risposta sia da Josh Carter che da Gabe Olaseni, i due giocatori dal rendimento più scadente di questo primo mese e mezzo di stagione: il primo ha toppato clamorosamente la difesa nell’azione decisiva, è vero, ma c’è qualcuno che non firmerebbe per vederlo sempre segnare 19 punti con 5 rimbalzi e tante iniziative (persino tagli in mezzo all’area...)? Idem per il centro britannico, che con 13 punti e 7 rimbalzi ha allontanato il ricordo di alcune prestazioni terribili.
Il bicchiere mezzo vuoto. Sui motivi per recriminare si può riempire un libro. Dal +9 segnato a 1’55” e non difeso adeguatamente, all’errore in appoggio di Lydeka nell’ultimo minuto. Dai troppi tiri liberi sbagliati all’infortunio che ha tolto di mezzo Johnson Odom nel momento decisivo. Dai dubbi sulla scelta di Pasquini di tenere fuori Olaseni per tutto l’ultimo quarto, ai limiti della terna arbitrale, decisamente scarsa, che nell’ultimo quarto ha tollerato qualsiasi cosa: il fatto che nei 10’ minuti finali siano stati fischiati complessivamente appena 3 tiri liberi (uno alla Dinamo, 2 al Besiktas) è forse senza precedenti. E, naturalmente, questo tipo di metro avvantaggia chi è sotto e picchia duro in difesa per rientrare in partita. In definitiva, una sconfitta come questa può lasciare pesanti scorie a livello mentale. Starà alla Dinamo farne tesoro. Partendo dalla testa, ovviamente.
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