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La Dinamo vuole sbranare i lupi

di Giovanni Dessole
La Dinamo vuole sbranare i lupi

Arriva Avellino, la sconfitta col Besiktas non ha lasciato segni. Djo e Sacchetti potranno giocare

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SASSARI. Da Sassari a Sassari. Dalla quinta giornata di Champions League all'ottavo turno di Lega A. Dal Besiktas alla Sidigas Avellino. La Dinamo, dopo una iniziale perfetta alternanza vittorie/sconfitte fra casa e trasferta in Europa e Italia, a Pistoia ha piazzato la prima zampata oltre Tirreno e martedì ha inaugurato il mini ciclo da quattro partite casalinghe – avversaria la corazzata turca - con la prima sconfitta interna della stagione.

Il calendario non è certo clemente, dato che a partire dall'Aek Atene, passando per l'EA7 Milano e il Besiktas, sino ad arrivare al match di domenica prossima contro i lupi d'Irpinia, ha messo di fronte ai giganti biancoblù quelle che, potenzialmente, potrebbero essere le grandi protagoniste dell'annata tricolore e continentale.

Al termine della gara giocata e persa in piazzale Segni contro il Besiktas, 74-75 confezionato dai turchi a 52 centesimi dalla sirena finale, il roster sassarese ha ricevuto gli applausi del suo pubblico, i complimenti del tecnico avversario Ufuk Sarica («Loro giocano bene, ma noi abbiamo vinto»), quelli del killer da ultimo secondo Kyle Weems («Sassari ci ha costretto a giocare male»), del Ceo della Champions League Patrick Comninos e di Federico Pasquini, allenatore e demiurgo del progetto 2016-'17: «I ragazzi hanno fatto uno sforzo clamoroso, avrebbero meritato la vittoria». Complimenti oggettivamente meritati per quanto visto in campo, almeno sino agli ultimi secondi di un match risolto da una bomba che, accarezzata la retina, ha colpito il Banco come un pugno da ko.

Ci sta la rabbia, la voglia di resettare. Ci sta il rammarico per un vantaggio messo assieme nel corso di una gara mai scontata ma non capitalizzato. Non ci stanno – nel mero computo delle cifre e del risultato - le ultime palle perse e la scarsa lucidità in volata, figlie forse della stanchezza e dell'attitudine dei piccoli biancoblù, in quel frangente, ad essere più combo che play. L'errore sul cambio che ha consegnato a Weems la licenza di colpire è solo il cerino che ha acceso la miccia, immagine già cancellata da cui ripartire perché il cammino è ancora lungo: affermazione estremamente banale ma indiscutibilmente vera.

Dopo lo schiaffo di Atene, con Milano e Besiktas la Dinamo ha giocato, non si è nascosta, non ha avuto paura e, in entrambi i casi, avrebbe potuto vincere. Così non è stato, nel basket succede. E allora posto che le condizioni di Johnson-Odom e di Sacchetti (terribile “vecchietta” sparata sul quadricipite) sono monitorate ma non destano preoccupazione, e posto che coach Pasquini ha lavorato e lavorerà per regalare ai suoi un approccio determinato e positivo all'incontro con Avellino, la squadra lavora per dare continuità alle prestazioni, smussare gli spigoli, e azzannare un avversario sicuramente non facile, ma di certo non impossibile. Il tutto sfruttando l'effetto PalaSerradimigni e la sana rabbia di giocatori che amano raccogliere quanto seminato, e odiano perdere.

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