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Dinamo ancora senza leader, Avellino banchetta a Sassari

di Andrea Sini
Dinamo ancora senza leader, Avellino banchetta a Sassari

Un’altra sconfitta interna in volata per i biancoblù, dopo il ko di martedì col Besiktas. Il Banco resta in partita grazie alle seconde linee: l’ipotesi di un taglio non va scartata

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SASSARI. Perdere con una tripla a un secondo dalla fine, come martedì, fa male. Ma è ancora peggio farlo con una brutta sensazione di impotenza che aleggia nell’aria. Il fortino di piazzale Segni, imbattuto sino a questa settimana, cade per la seconda volta in 5 giorni al termine di un finale punto a punto: dopo il ko con il Besiktas, la Dinamo si inginocchia anche di fronte alla Sidigas Avellino (70-75), al termine di un match ancora una volta tirato e lasciato andare malamente negli ultimi minuti.

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Dopo un avvio da incubo (subito 0-10, e 13-24 alla prima sirena), i sassaresi sono stati bravi a rimettere in piedi la partita grazie alle seconde linee con un grande secondo quarto: la difesa aggressiva (Avellino a secco dal campo per 6’25”) e una grandinata di triple (7/8) hanno ribaltato il match (38-30 al 19’), ma non del tutto. La squadra di Sacripanti ha sfruttato il disastro biancoblù a rimbalzo, ne ha aggredito la manovra lenta e impacciata, e in attacco ha sfruttato alla grande la verve di Ragland e gli scarichi su Thomas e Randolph, che hanno prima riaperto la gara (55-55 al 32’), poi l’hanno presa in pugno (65-71 a 2’35” dalla sirena). La Dinamo è risalita sino al -1 (70-71) grazie a Olaseni e Stipcevic, prima che le ultime buone difese venissero vanificate da un canestro straordinariamente fortunato di Cusin e da un’infrazione di piede dello stesso Stipcevic, sul 70-73 a 15” dalla sirena, che ha regalato un extra possesso agli irpini.

Difetti strutturali. I sassaresi di Pasquini falliscono ancora una volta l’appuntamento con la vittoria contro una squadra di prima fascia (sia in campionato che in coppa) e mettono ancora una volta in evidenza alcuni problemi, che - data la frequenza con la quale si manifestano - si stanno rivelando veri e propri difetti strutturali: innanzitutto la costante inferiorità a rimbalzo (stavolta 30-39). Avellino ha chiuso con 29/62 dal campo, sbagliando quindi 33 tiri; i rimbalzi offensivi sono stati 17, e questo significa che una volta ogni due errori Fesenko e compagni hanno avuto una seconda chance. Un po’ troppo. L’altro problema ha a che fare alcuni elementi del quintetto e, di riflesso, sulla leadership: la Dinamo regala sistematicamente agli avversari due o a volte tre dei giocatori che dovrebbero fare la differenza. Ieri mattina Lacey (2 punti), Carter (6, tutti dalla lunetta), Johnson Odom (9, quasi tutti in avvio) e Savanovic (6, tutti nel secondo quarto) hanno segnato complessivamente 21 punti, solo 3 più di quanti ne ha messi a segno Stipcevic. A questo si aggiunga un Olaseni discreto ma mai decisivo (ieri per lui 20’ con 9 punti e 5 rimbalzi), e i conti sono presto fatti.

Serve un taglio. In queste condizioni, arrivare a giocarsi la partita al penultimo tiro contro una squadra forte come Avellino sa quasi di miracolo. E se la baracca viene tenuta in piedi per 30’ da un rincalzo (Stipcevic), poi c’è poco da fare la faccia storta se nel finale il play croato va fuori giri: le stoccate finali, almeno quelle, toccherebbero ad altri. La sensazione è che almeno un taglio sia assolutamente necessario per rimettere a posto le cose.

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