Una squadra che ha perso certezze
L’analisi: troppa paura di sbagliare e grandi difficoltà nella costruzione del gioco
VERONA. Un’altra sconfitta indolore. Anche se forse non è il termine appropriato. Le ferite del Cagliari sanguinano meno dopo le batoste subite da Pescara, Palermo e Crotone. I punti di vantaggio dalla terz’ultima restano nove, un margine importante che non mette i rossoblù al riparo da brutte sorprese. Restano i limiti in trasferta e i numeri non mentono mai: sette partite, sei sconfitte. Questo sì che è un rendimento da retrocessione. A Verona non si è vista la squadra in balìa dell’avversario come altre volte. La gara è stata decisa da un episodio, così come non si possono dimenticare le tante assenze (sette), lusso che la squadra di Rastelli non si può permettere.
Paura. Non c’è dubbio che i pesanti ko rimediati ultimamente hanno minato le certezze del Cagliari. Al “Bentegodi” si è vista una squadra quasi terrorizzata nei primi venti minuti. Il pallone tra i piedi bruciava, c’era fretta di liberarsene. E la conseguenza è stata concedere campo al Chievo, non ripartire, perdere le misure tra i reparti. Col passare dei minuti i rossoblù hanno acquisito sicurezza, anche se i limiti nella fase di costruzione del gioco e soprattutto nell’ultimo passaggio, sono stati evidenti.
Pretattica. Le esclusioni di Sau e Melchiorri in favore di Giannetti e Farias, non sono state una scelta pensata dall’allenatore, ma obbligate. Il bomber di Tonara ha un problema ai flessori ed è stato lui a chiedere di non giocare dall’inizio. Melchiorri ha dovuto fare i conti con un virus intestinale che non gli ha consentito di allenarsi per due giorni. Notizie secretate dalla società per non dare vantaggi agli avversari. L’unica esclusione per scelta tecnica è stata quella di Borriello. Chissà che non sia uno stimolo per vederlo pimpante e determinato domenica contro l’Udinese.
R.M.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
