Per la Dinamo in piena crisi tutti sul banco degli imputati
La sesta sconfitta consecutiva, ancora sulla sirena, apre una fase delicata della stagione Tanti punti interrogativi sull’effettiva forza di un roster che in precampionato aveva illuso
SASSARI. Tutti sulla graticola, tutti in discussione. La Dinamo si sveglia all’improvviso in piena crisi: appena due settimane fa i sassaresi gonfiavano il petto per l’ottima prova fornita sul campo dell’Armani Milano, capolista ancora imbattuta della serie A. Oggi, coperti di lividi per sei sconfitte consecutive (tre in campionato, tre in Champions League) i biancoblù provano a chiarirsi le idee e interrogarsi su una situazione decisamente ingarbugliata sia dal punto di vista tecnico che da quello mentale: ai problemi legati al rendimento altalenante di diversi elementi, si è infatti aggiunto l’orpello di un’infinita serie di partite buttate via nelle battute finali, con evidenti ripercussioni a livello di autostima, fiducia e coraggio.
Lo psicodramma. Tabelle alla mano, in 15 gare ufficiali la Dinamo ne ha toppato in pieno una in campionato (con Cantù) e una in Coppa (ad Atene). In tutte le altre era pienamente in corsa sino a 1-2 minuti dalla sirena. Con i punti lasciati per strada al palazzetto con Avellino e Cremona, tanto per restare agli ultimi giorni, il Banco sarebbe comodamente al quarto posto. In coppa ha giocato 6 gare: 2 vinte, una persa male, 3 perse per un punto. Con appena un briciolo di bravura in più, oggi la Dinamo sarebbe al comando del proprio girone. Questo non significa che la squadra di Pasquini abbia giocato bene tutte le partite, anche quelle perse per mezzo canestro. Anzi. Ma il punto di partenza di qualsiasi ragionamento non può prescindere dal fatto che la quadratura del cerchio, qualsiasi cosa manchi, è tutt’altro che lontana.
La “scimmia”. Come spiegare questa crisi? Scarsa personalità, innanzitutto. Perché la sfortuna sinora ha avuto il suo peso sui singoli episodi, ma la verità è che molte delle gare chiuse malamente al fotofinish andavano archiviate molti minuti prima. Il match contro Cremona è lo specchio di queste carenze: avanti di 8 a meno di 5’ dalla fine, con l’inerzia del match in mano e la spinta del pubblico amico, Johnson Odom e compagni si sono incartati malamente, arrivando poi a giocarsi tutto negli ultimi sconsiderati possessi. È vero anche che la squadra di Cesare Pancotto, dopo gli ultimi aggiustamenti al roster, vale più dell’ultimo posto, ma questo tipo di difesa d’ufficio non regge proprio.
I guai. La Dinamo continua a regalare agli avversari uno o due giocatori ogni partita, ed è fondamentalmente per questo che i conti non tornano mai. In aggiunta, non si capisce mai chi dovrebbe mettere in ritmo chi, in una perenne ricerca del detonatore: sulla carta tutti hanno la dinamite nello zaino, ma a volte è come se nessuno abbia in tasca l’accendino. Carter, sinora il più deludente in assoluto, ha giocato oltre la sufficienza una partita ogni tre; Olaseni ha buone qualità in post basso ma è “l’anti-trascinatore” e nei momenti caldi evapora, tanto che spesso e volentieri Pasquini gli dà fiducia per non più di 15’; Lacey è un grande prospetto, sa fare un po’ di tutto ma probabilmente non è il tipo di giocatore che la società si attendeva (pochi punti nelle mani, difficoltà a essere innescato); Johnson Odom va troppo a fasi alterne e non detta il ritrmo come dovrebbe; Stipcevic è costretto dalla situazione contingente a fare più di ciò che dovrebbe, col risultato che spesso va fuori giri; Savanovic va gestito col bilancino a livello di minutaggio; Lydeka ha grossi passaggi a vuoto e a rimbalzo non è il top (4,1 di media); Devecchi e Sacchetti possono fare la differenza a livello di intensità, ma non da soli; D’Ercole è sparito dai radar.
La piazza in fibrillazione. In mezzo a questo mare di dubbi, l’unica certezza è che la tifoseria vacilla tra preoccupazione e sconforto e nel calderone delle polemiche finisce di tutto. Compreso il coach, ovviamente, che con il doppio ruolo tecnico-dirigenziale ha gestito anche la costruzione della squadra e, dopo un precampionato estremamente promettente, ora si trova tra le mani una bella patata bollente. Una parte della tifoseria ha iniziato a chiedere la testa di Federico Pasquini, ma la società non sembra minimamente intenzionata a prendere in considerazione l’ipotesi dell’esonero. Se la quadratura del cerchio non è così lontana, come pare, sarà meglio trovarla il prima possibile.
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