Ciclismo, parte da Villacidro la strada rosa di Aru
Seconda "PedalAru" con i bambini grandi protagonisti. Il ricavato ai terremotati. Obiettivo 2017 il Giro d’Italia
INVIATO A VILLACIDRO. Meno affollata ma più partecipata. La seconda edizione della PedalAru ieri a Villacidro ha rinsaldato il legame fra il campione e i suoi tifosi, oltre che con il suo paese, confermando l’entusiasmo nella parte dedicata alla ciclopedalata, prima con i bambini e poi con gli adulti, e sfoltendo il contorno dal contingente effetto-Vuelta e dei podi al Giro d’Italia dell’anno scorso. Tradotto, significa che c’era meno gente lungo il tracciato, ma che la festa è stata comunque celebrata alla grande sulla strada e sulle pedivelle, oltre che nel pranzo collettivo che ha concluso una kermesse baciata dal sole.
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«Se arrivi secondo i tifosi vogliono che la volta successiva tu vinca, se arrivi primo i tifosi vogliono che la volta dopo arrivi primo, ma con più vantaggio. Il professionismo è questo, ci sono abituato» ha commentato Fabio Aru con un sorriso. Un sorriso che la scorsa stagione non ha mai perso, neanche dopo il crollo fisico nel finale del Tour de France. «Mi diverto sempre a correre, andare in bici mi piace, ci andrei anche in vacanza. A volte non ne hai voglia, capita, ma qui a Villacidro oggi il sorriso è più grande del solito: mi piace che stiamo tutti insieme e mi piace farlo nel mio paese, dando la possibilità ai tifosi di passare un po’ di tempo con me, grandi e piccoli, e dedicando il ricavato della manifestazione alla ricostruzione di un centro sportivo ad Arquata del Tronto. Quel terremoto ci ha scosso tutti. Poi, il Tour De France è stata una bella esperienza, a parte il penultimo giorno. Noi ciclisti non siamo delle macchine, ma abbiamo capito le cause e anche queste sono esperienze che servono. Durante la scorsa stagione ho fatto delle esperienze fantastiche, anche rappresentare l’Italia e la Sardegna alle Olimpiadi mi ha dato un’emozione incredibile. Ho corso ai mondiali e agli europei ma niente è come i Giochi. Però il sesto posto di Rio de Janeironon mi ha soddisfatto. Ho quattro anni di tempo per lavorare, voglio migliorarmi».
Per ora, lo scalatore di Villacidro pensa a un 2017 da vivere non come anno del riscatto, ma come l’anno nel quale far finalmente coincidere potenzialità e risultati. L’obiettivo dichiarato è il Giro d’Italia, l’intera preparazione – cominciata in Spagna con una prima tranche di lavoro di venti giorni – è incentrata sulla corsa rosa, nella quale Fabio ha già due posti sul podio. «Il debutto sarà in Oman – chiarisce il direttore sportivo dell’Astana Giuseppe Martinelli –, con Abu Dhabi e la Tirreno Adriatico, dove vedrete un Fabio già in buona condizione. Come corse di un giorno niente Liegi ma farà la Sanremo e Strade bianche. Per preparare il Giro abbiamo scelto il Giro della Croazia invece del Trentino. Ci sono due arrivi in salita, due tappe in più e meno stress. Poi, sì, Fabio correrà anche la Vuelta ma il primo obiettivo è il Giro, la squadra è stata costruita per questo, parte della sua Sardegna e ci tiene particolarmente».
Una squadra, l’Astana, che vedrà il Cavaliere dei quattro mori capitano unico, una volta partito Nibali. Più responsabilità. «Non mi sento iil numero uno – si schernisce Fabio –, accetto la responsabilità ma non mi pesa, ho una squadra forte, siamo un bel gruppo e faremo una bella stagione. Puntiamo in alto».
«Per ma cambia poco – scherza Paolo Tiralongo –, amico e compagno anche quest’anno ospite alla PedalAru –, ma Fabio è il nostro leader e l’obiettivo è il Giro. Noi siamo pronti, la strada farà il resto». «Sono molto legato a Fabio e onorato della sua amicizia – prosegue Paolo Zanotti, altro ospite speciale Astana della manifestazione –, venendo qui ho capito cosa intende quando dipinge la sua meravigliosa Sardegna».
Una Sardegna che guarda al ciclismo con sempre maggiore attenzione, anche grazie a Fabio Aru. «Il fatto che il Giro dopo tanti anni torni in Sardegna è un grande passo – ha proseguito Fabiolous –, so che non è facile, servono tanti fondi. Ho espresso il desiderio di vedere riproposto il Giro di Sardegna, era una corsa molto competitiva, importante, ci venivano i campioni del mondo. Spero che la Regione e le istituzioni con le quali ho parlato recepiscano il messaggio».
«Come ci piacerebbe che venisse recepito un altro messaggio: portare le grandi squadre a fare la preparazione in Sardegna – aggiunge Giuseppe Martinelli –. Io ho provato a proporlo ai miei dirigenti ma pesano la differenze dei prezzi e la visibilità della Spagna, che ha scommesso sul ciclismo e ha gli alberghi pieni anche d’inverno. Ma questo qualcuno qui in Italia non l’ha ancora capito». A pedalare in Sardegna, in questi giorni di vacanza, saranno però Fabio Aru e i suoi compagni, in attesa delle prime tre tappe di un Giro d’Italia che tutta l’isola sogna di firmare con un primo, storico successo sardo.
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