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Unità e idee sempre più chiare la Dinamo ha cambiato passo

di Andrea Sini
Unità e idee sempre più chiare la Dinamo ha cambiato passo

I successi sulle lanciatissime Torino e Venezia sono figli del lavoro e delle scelte Nessuno sopra le righe, tutte le responsabilità vengono condivise dall’intero gruppo

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INVIATO A VENEZIA. Dal Natale a Olbia al capodanno in gondola, e nel frattempo il mondo si è capovolto. Dal ritiro puntivo deciso dalla società non sono passati neppure dieci giorni, ma a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno la Dinamo ha completamente cambiato volto. La vittoria di domenica pomeriggio al Taliercio di Venezia dà continuità a quella della settimana precedente contro Torino: due successi belli, rotondi, meritati, costruiti con grande autorità, contro due squadre lanciatissime e in piena fiducia. La stagione è lunghissima e due vittorie possono rappresentare solo l’inizio di un nuovo percorso, ma la sensazione è che durante le festività appena trascorse la squadra di Federico Pasquini abbia fatto quel passo in più che sinora mancava.

L’unione fa la Dinamo. Recuperato finalmente Gani Lawal, il coach biancoblù ha deciso di fare scelte drastiche: fuori Carter e Olaseni, dentro solo chi garantisce costanza di rendimento. Nel contesto di queste dinamiche particolarmente delicate, la Dinamo ha perso un’ala piccola di ruolo ma ne ha guadagnato in coesione e automatismi in campo, senza contare che – en passant – è stato ritirato dentro un giocatore importante che sembrava ormai scartato definitivamente, come Johnson Odom. A Venezia, come contro Torino, ha vinto il gruppo e se questa sembra una frase fatta è sufficiente buttare un occhio sulle statistiche. Al Taliercio punti e rimbalzi sono stati spalmati in maniera decisamente uniforme su tutti i dieci giocatori mandati in campo (con la parziale eccezione dell’infortunato Devecchi). Solo Johnson Odom ha tirato più di 10 volte, in dieci sono andati a referto ma nessuno con più di 14 punti. E a pensarci bene, in campionato quest’anno le prestazioni migliori sono arrivate quando si sono verificate condizioni simili.

Idee chiare e sangue freddo. Le due settimane senza impegni di coppa hanno permesso al gruppo di allenarsi a pieno ritmo e i risultati sono parsi evidenti: migliori automatismi a livello difensivo, fluidità di manovra e idee più chiare. In diverse circostanze i sassaresi hanno scelto un extra pass, cioè hanno optato per far girare palla alla ricerca del tiro migliore possibile: nessun assalto all’arma bianca negli ultimi 10” dell’azione, come visto tante volte in passato, ma sempre soluzioni ragionate e corali.

La costruzione di una vittoria. Pasquini alla vigilia aveva parlato della necessità di imporre il ritmo alla gara per evitare di farsi travolgere da una squadra in piena fiducia come Venezia, in striscia positiva da 7 gare. Era in piena fiducia anche Torino, rullata due giorni dopo Natale al palazzetto. In entrambi i casi i suoi uomini hanno tenuto alta l’intensità difensiva, hanno attaccato in maniera ordinata e, soprattutto, non si sono mai fatti travolgere dagli eventi: per evitare qualsiasi problema, il coach ha fermato il gioco a ogni minimo segnale di cedimento. Significativo il timeout chiesto nel terzo quarto, con il match sotto controllo, subito dopo avere incassato un mini-break di 4-0. «Spesso mi è capitato di vedere facce da funerale dopo due errori, e quello è sempre stato l’inizio della fine», ha detto spesso Pasquini. Per sicurezza, dunque, stavolta ha preferito prevenire qualsiasi tipo di crollo. Ma stavolta davvero non ci sarebbe stato bisogno.

Niente champagne. Due vittorie non fanno un campionato, si diceva, ma forse fanno primavera. In casa biancoblù stanno circolando grosse dosi di bromuro, perché è per esaltarsi è presto, ma la verità è che due prestazioni autoritarie come queste danno ulteriore convinzione ai singoli e possono davvero cambiare la stagione di un gruppo. A patto, ovviamente, che l’unione resti la forza di quel gruppo.

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