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la rinascita del gruppo

Una squadra senza primedonne dove tutti sono utili alla causa

Una squadra senza primedonne dove tutti sono utili alla causa

SASSARI. Feroce, cinica, lucidissima sino all’ultimo, anche nei momenti più concitati. Mercoledì notte il parquet (perché poi a contare è solo quello che accade sul parquet) ha messo in mostra per la...

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SASSARI. Feroce, cinica, lucidissima sino all’ultimo, anche nei momenti più concitati. Mercoledì notte il parquet (perché poi a contare è solo quello che accade sul parquet) ha messo in mostra per la terza volta in otto giorni una Dinamo di altissimo livello. La vittoria su l’Aek Atene, oltre che prestigiosa, rappresenta un ulteriore step di crescita per un gruppo che dopo un autunno nero ha ritrovato stesso. Senza egoismi, senza primedonne, ma poggiando completamente sullo spirito di squadra.

Tutti per tutti. Minutaggi spalmati alla perfezione sui dieci giocatori mandati in campo, dai 14’ di Monaldi ai 26’ di Lacey. Come già a Venezia, coach Pasquini l’ha vinta soprattutto così: dando responsabilità a tutti e facendo sentire tutti protagonisti. Questo ha consentito non solo di mascherare alla perfezione l’assenza di un giocatore chiave come Devecchi (a proposito, domenica il capitano ci sarà), ma soprattutto ha permesso di arrivare alla volata finale con i migliori uomini nelle migliori condizioni: su tutti Dusko Savanovic, capace di resistere alle sportellate dei lunghi greci e di piazzare una serie di stoccate da leccarsi i baffi.

Le scelte. È giusto tornarci ogni volta, a costo di essere ripetitivi. Lasciati fuori Carter e Olaseni, la Dinamo ha cambiato passo grazie soprattutto all’apporto degli italiani. Devecchi e Sacchetti, che già erano una parte del gruppo, hanno ricevuto i “gradi” venendo promossi in quintetto base. Contestualmente, il minutaggio di D’Ercole si è impennato e anche a Monaldi, gettato nella mischia addirittura dallo starting five, sono state date grosse responsabilità, con risultati decisamente apprezzabili. L’altra chiave di volta è l’inserimento del centro Gani Lawal, che ancora non ha fatto cose da strapparsi i capelli, ma a differenza di Olaseni è un centro vero, che - nonostante gli evidenti problemi fisici - fa tutto quello che fanno i centri veri: va a rimbalzo, gioca in post basso, fa blocchi di cemento, va costantemente a cercare la stoppata, e infine schiaccia. Quest’ultimo gesto non è fine a se stesso, come può sembrare, ma spesso è una soluzione più sicura dell’appoggio, e poi serve a caricare la squadra e a deprimere gli avversari. Agonismo abbinato a lucidità e gioco: il 2017 della Dinamo procede su questo doppio binario. Non è affatto male. (a.si.)

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