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L’Olimpia dei giovani sogna un posto nei playoff

L’Olimpia dei giovani sogna un posto nei playoff

A tutto volley. Il veterano Granara si gode il momento e non si esalta: «Prendiamo quello che viene»

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SASSARI. Forse è l’ultimo vero “universale” rimasto nel panorama della pallavolo sarda. In oltre vent’anni infatti Francesco Granara ha giocato schiacciatore, opposto, centrale ed alzatore. Sempre nell’Olimpia Sant’Antioco, dove milita tutt’ora in serie B, ed al momento occupa un brillante quarto posto in classifica.

«Mi manca solo giocare come libero – ammette Granara - Com’è successo? Un po’ per “colpa” degli allenatori, e per la mia caratteristica di essere abbastanza disponibile».

E’ un’Olimpia che non finisce di stupire.

«Siamo una bella sorpresa, ma classifica resta corta. Però è bello, vincere ti permette di lavorare bene in settimana».

Siete a ridosso della zona playoff, ci provate?

«Non parliamone, non scordiamo che abbiamo un libero di 16 anni e diversi altri under 18, come ventenni alla prima esperienza fuori casa. Gli “esperti” siamo io e pochi altri con esperienza di categoria. Ma serve uno “zoccolo duro” che abbia una comunione d’intenti con tecnici e società, serve a creare un’identità. Quindi quello che viene viene, speriamo di continuare così».

Cosa sta funzionando e cosa potrebbe migliorare?

«Sicuramente dobbiamo trovare continuità, sia in gara che in allenamento. Di buono c’è che sia in campo che fuori il gruppo è coeso, pur con le evidenti differenze d’età. Penso che una squadra raggiunga la sua maturità quando impara ad accettare pregi e difetti di ogni suo componente».

Come vede il resto della pattuglia sarda?

«L’Olbia alle fine è dove deve essere, ha elementi di categoria. Il Sarroch ha pagato un avvio di stagione non semplice come calendario, ma risalirà. La Solo Pellico 3P Sassari non mi è dispiaciuta, caratterialmente la squadra c’è, ha un bel movimento che fa ben sperare per il futuro».

La Sardegna riavrà una squadre maschile in serie A?

«Economicamente penso di no. Purtroppo tutto ruota attorno ai soldi. In più mi sembra che ci sia poca collaborazione fra le società, invece servirebbe una unione di intenti per valorizzare i nostri giovani».

Classe 1981, cosa la spinge a continuare a giocare?

«Non so, ho cominciato nel 1996 e ormai è la mia vita. A volte ho pensato di smettere, guardandomi intorno e vedendo ragazzi tanto più giovani di me. Poi però ti metti la tuta, ti infili le scarpe, e non senti più l’età».

Fabio Fresu

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