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Triste epilogo per il sogno di Luca Manca

di Antonello Palmas
Triste epilogo per il sogno di Luca Manca

Il centauro sassarese cade tra Chilecito e San Juan e deve ritirarsi a due giorni dall’arrivo al traguardo di Buenos Aires

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CHILECITO. La sua Dakar l’ha vinta comunque anche se non potrà arrivare in sella alla fida Ktm al traguardo finale di Buenos Aires. Il sassarese Luca Manca è caduto nella tappa numero dieci della corsa più pericolosa del mondo, quando già sognava a occhi aperti l’arrivo nella capitale argentina e si trova ricoverato in ospedale nella località di Villa Union, in condizioni buone. Durante la speciale tra Chilecito e San Juan, mentre andava a velocità ridotta su un terreno di tipo fesh-fesh, ovvero sabbioso, è stato disarcionato dalla sua moto. Non una botta terribile, ma il dolore che sentiva nella parte posteriore del costato gli ha consigliato di rimettere a fatica in piedi il suo mezzo e dirigersi verso il punto medico più vicino lungo il percorso. Qui, considerati i sintomi, gli hanno diagnosticato una probabile frattura di due costole: è stato caricato su un’autoambulanza e trasferito in ospedale per esami.

Qui però gli accertamenti hanno sorprendentemente escluso che vi fosse qualcosa di rotto, evidenziando invece la presenza di una infezione a livello dell’apparato respiratorio, che la compressione do0vuta alla caduta ha portato a galla. Certamente qualcosa che Luca si stava trascinando dietro da qualche giorno, forse dalle tappe in altura dove le temperature rigide mettevano alla prova anche i fisici più rodati come quello del 36enne.

Il ritiro è stato obbligato. Il primo pensiero è stato per la famiglia: si è procurato un telefono satellitare e ha avvisato la moglie Giuliana che ne seguiva passo per passo il percorso sul sito ufficiale della manifestazione. Sapeva che vedendo in bianco il suo tempo intermedio sarebbe stata assalita dal panico, dopo quanto accadde nel 2010 quando finì in coma dopo una terribile caduta trascorrendo mesi in ospedale a Santiago del Cile. E così l’ha anticipata. Proprio la moglie fa sapere che il centauro sassarese è molto demoralizzato per questo epilogo e che si trova su un lettino con la flebo e sotto antibiotico.

Forse a Manca fa più male l’idea di non aver potuto completare la corsa che ha segnato la sua vittoria sulla sfortuna, più del problema fisico emerso “grazie” alla caduta dalla moto (divenuta paradossalmente provvidenziale). Un vero peccato, perché il peggio sembrava passato, dopo le giornate delle alluvioni e delle tappe annullate, dei trasferimenti sotto la pioggia e delle notti in altura. I 449 km delle prova cronometrata su 751 km totali di ieri erano alla portata del sassarese, che stava affrontando la corsa in modo intelligente, con l’idea di non commettere errori, non esagerare. E in crescendo (era arrivato a toccare la 47ª posizione in classifica generale, dopo essere partito dalla 67ª dopo la prima tappa). Poi lo stop improvviso in una gara che non perdona errori: in tanti prima di lui erano stati costretti al ritiro.

Manca, però, la sua corsa l'ha comunque vinta: ha vinto se stesso, la comprensibile paura e le conseguenze fisiche della brutta avventura nella Dakar 2010, quando fece parlare di sé anche per il bellissimo gesto di fair play della ruota prestata a Coma, che non ha dimenticato e si è detto di recente emozionato nel vederlo nuovamente in gara. Una storia, la sua, che ha fatto scrivere colonne sui giornali di tutto il mondo, una storia che va oltre lo sport e che al di là del finale di ieri (che Luca non meritava davvero) ne ha già fatto un grande. Di certo Manca ha dimostrato di poter nuovamente affrontare la Dakar a ottimi livelli. E c’è da scommetterci che lo rivedremo ancora al via.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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