Simone Mocci, l’Olimpia è una questione di famiglia
SASSARI. Per Simone Mocci l’Olimpia Sant’Antioco è in pratica una questione di famiglia. Lui infatti gioca libero nella squadra di serie B di pallavolo nella quale il padre Angelo fa l’allenatore al...
SASSARI. Per Simone Mocci l’Olimpia Sant’Antioco è in pratica una questione di famiglia. Lui infatti gioca libero nella squadra di serie B di pallavolo nella quale il padre Angelo fa l’allenatore al fianco di Graziano Longu, e la sorella Claudia è la responsabile dell’ufficio stampa della società.
Insomma, un destino scritto nel nome.
«In realtà mio padre mi ha già allenato anche in passato nelle squadre giovanili – spiega Simone – quindi per me non è tanto una novità. Certo, averlo vicino mi aiuta».
Un amore per la pallavolo nato a 5 anni con il minivolley, e poi tutta la trafila nel settore giovanile, ed una bella esperienza nella rappresentativa sarda al Trofeo delle Regioni per due anni, il secondo con il grado di capitano. Dall’anno scorso invece fa parte della squadra maggiore. Risultati ancora più importanti se si considera che Simone ha scoperto a sei anni di soffrire di diabete di tipo 1.
«Una situazione che però vivo serenamente. All’inizio non è stato facile, ma ho imparato a gestirmi, e fare i controlli prima degli allenamenti e delle partite».
Alla fine del girone di andata siete quarti. Ve lo aspettavate?
«No, perché siamo una squadra giovane, costruita in teoria per puntare alla salvezza. Ma abbiamo scoperto di riuscire a giocare abbastanza bene, come dicono i risultati».
Qual è quindi l’obiettivo del girone di ritorno?
«Dare sempre il meglio di noi stessi, prendere tutti i punti possibili, e provare a battere anche le squadre che stanno davanti a noi. Non sarà facile, ci aspettato tante trasferte».
Il suo giudizio sulle altre squadre sarde del girone?
«Olbia e Sarroch sono due belle squadre, con atleti molto esperti, quindi penso che possano dare anche di più di quanto fatto finora. La Solo Pellico 3P Sassari è un gruppo giovane, sapevano fin dall’inizio che sarebbe stato molto difficile salvarsi».
Cosa si prova a giocare titolare in B a 17 anni?
«Una bella emozione. Soprattutto l’anno scorso alla mia prima partita ero molto agitato, poi stando sempre di più in campo la tensione cala, anche se è sempre importante mantenere alta la concentrazione».
Cosa si aspetta dal suo futuro pallavolistico?
«Arrivare in serie A. Ho partecipato a diverse selezioni, ma non mi hanno dato molta importanza. Sarà difficile, ma sarebbe un bel sassolino da levarsi dalla scarpa».
Fabio Fresu
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