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«Ora i veri atleti? Lai offende le donne»

di Giovanni Dessole
«Ora i veri atleti? Lai offende le donne»

L’avvocato-podista Giulia Andreozzi solleva il caso. Il presidente conferma e contrattacca: «Ma sono accuse sensa senso»

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SASSARI. «Ora arriva la gara clou, vedremo gareggiare i veri atleti». Il massimo dirigente dell'atletica isolana Sergio Lai conferma di aver pronunciato queste parole e l'atleta Giulia Andreozzi conferma di averle sentite. «Una frase di semplice incoraggiamento e commento all'ultima durissima gara in programma» ha affermato Lai all'indomani degli accadimenti. «Un messaggio inaccettabile, un pugno nello stomaco: è discriminazione» ha ribadito con voce ferma e decisa la Andreozzi. E intanto la vicenda approda ai vertici del Coni Nazionale.

I fatti. Domenica si è corso il Cross “Città di Villacidro”. Al termine della gara in rosa, il presidente della Fidal Sardegna Sergio Lai pronuncia la frase incriminata. Giulia Andreozzi, arrivata al traguardo, sente quelle parole dalla voce del suo presidente e rimane sgomenta.

Social. Tornata a casa, sul suo profilo facebook Giulia Andreozzi, atleta per passione e avvocato di professione, scrive un post che non lascia alcuno spazio all'immaginazione. Scorrono parole come sessismo, discriminazione, vergogna, indignazione. Il tam tam parte sui social, deflagra su Repubblica.it e rimbalza in ogni angolo d'Italia.

Assist. Luisa Rizzitelli, presidente dell'Associazione nazionale atlete “Assist”, prende posizione in merito e punta dritta al bersaglio: ieri pomeriggio è partita una lettera indirizzata al numero uno del Coni Giovani Malagò e al presidente Fidal Sardegna Sergio Lai, con in copia Luca Lotti, ministro dello Sport e Maria Elena Boschi, delegata del Governo alle Pari opportunità: «Potremmo anche immaginare la buona fede in parole pur offensive e intollerabili, ma il problema è proprio questo: una gaffe di questo genere è inammissibile – dice la Rizzitelli -. Riteniamo sia doveroso che presenti le sue scuse, altrimenti dovrebbe dimettersi Noi interveniamo con un documento ufficiale. Non è femminismo a prescindere, è semplicemente richiesta rispetto. Troppo facile ricorrere all'espediente della frase infelice».

L'atleta. «Domenica è stata una gara lunga, difficile e faticosa, eravamo tutte distrutte al traguardo. Troppa gente discrimina le donne in campo e dietro le scrivanie – afferma Giulia Andreozzi -. Sentire chi dovrebbe rappresentarti fare affermazioni del genere è mortificante per tutti. Non conosco Lai e non lo giudico a livello personale. Credo sia stato uno scivolone – prosegue - ma ritengo che quella carica richieda una certa continenza. In tanti siamo rimasti esterrefatti, non sono intervenuta subito perché non volevo rovinare una bella manifestazione e la gara maschile. Sono tornata a casa, ho respirato 10 volte e sono esplosa».

Il presidente. «Io sessista? Roba da matti. Scriveranno a Malagò? Facciano quel che vogliono, io poi mi difenderò. Non riesco a credere a quel che sta accadendo. L'ultima gara, quella maschile, era la gara clou del cross, la più lunga, la più pesante, dove c'erano atleti veri inteso in senso bonario non certo dispregiativo per altri – contrattacca Sergio Lai -. Non ho nulla contro le donne, ne ho quattro in Consiglio e una è la mia vice presidente vicaria. Non ho offeso nessuno, anzi ho sempre esaltato tutti gli atleti. Confermo la frase che mi viene attribuita, ma non voleva certo sminuire chi gareggiava precedentemente».

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