Olbia timida, arriva il secondo ko di fila
Galluresi battuti in casa dalla Lupa Roma con un gol all’89’. Squadra bloccata, cambi discussi: pesa l’assenza di Cossu
OLBIA. Ci sono partite che puoi perdere o vincere allo stesso modo. Ci sono partite noiose, tattiche, bloccate fra avversari che hanno lo stesso modulo. Sono quelle in cui, se vuoi incassare la vittoria, devi avere una cosa (giocatori talentuosi per un’invenzione di classe) o farne un’altra (cambiare schema e provare a rovesciare di forza il tavolo).
L’Olbia di ieri non ha i primi (Piredda squalificato, Cossu infortunato), e non fa la seconda (Mignani non cambia modulo manco se lo minacci). E infatti l’Olbia non solo non vince, non solo non sfiora mai questa possibilità, ma addirittura perde per l’ennesima leggerezza: difesa con pochi centimetri rispetto agli attaccanti, portiere (in questo caso Van der Want) che esce a vuoto, e per Iadaresta (ex Torres) è facile insaccare all’89 il gol che dà la vittoria alla Lupa Roma e la seconda sconfitta di fila ai bianchi.
E, nonostante tutto, l’Olbia è pure fortunata: perché il ko (l’undicesimo su 24 partite, il quinto su tredici partite giocate in casa) non la allontana dalla zona playoff. È lì, a 31 punti, in piena zona spareggi, l’obbiettivo reale della dirigenza gallurese. Non è dunque tutto da buttare in una domenica in cui, più di altre volte, i bianchi devono fare autocritica. Serena, ma senza paure.
Per capire Olbia-Lupa Roma bisogna partire dal primo minuto: condizionerà tutta la partita. Le due squadre giocano a specchio, con il modulo 4-3-1-2. Gioco bloccato, duelli personali. Muroni e Tetteh contro le altre due mezzali Garufi e Baldassoni; Geroni contro il trequartista Aloi; Capello contro il centromediano La Camera; Pinna e Cotali contro i loro terzini Sfanò e Cotali. In questi casi, o c’è un errore (e non c’è stato), oppure un giocatore supera il diretto avversario e crea superiorità numerica. Non succede niente di tutto questo.
L’Olbia è ben messa in campo (come la Lupa Roma, reduce prima della sfida al Nespoli da cinque partite utili di fila), e in campo non c’è alcun acuto: non c’è Piredda (alla seconda giornata di squalifica su tre), soprattutto non c’è Cossu (influenzato; era stato convocato, ma non era in condizione).
L’Olbia si affida a Ragatzu: suoi le uniche azione vere. Ma deve stare attenta ai colpi della Lupa. Il primo tempo si muove tra un paio di incursioni di Ragatzu (cross da destra e sinistra, in un caso Geroni anticipato prima del colpo vincente), due tiri di Capello (uno parato, l’altro fuori) e due pericoli scampati, con Van der Want (in campo al posto di Ricci infortunato) che prima sbaglia l’uscita, poi chiude su Mastropietro, infine salva su un bel tiro di Aloi.
Nella ripresa, stesso copione. Mignani, che pure vede l’Olbia bloccata, pensa che qualcosa possa succedere. Cambia senza rischiare (Feola per Tetteh), infine prova a osare Benedicic (quello dai piedi buoni), in extremis mette un’altra punta (Senesi), ma senza cambiare schema, rischiando molto (palo di Aloi) e sfiorando il gol con Muroni (anticipato d’un soffio, su cross di Ragatzu).
E a uno dalla fine, su un cross neanche irresistibile, con Van der Want che esce male, incassa il gol della sconfitta; pesante sconfitta per il morale, non per la classifica. È già qualcosa.
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