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Matzuzzi prosciolto: «È la fine di un incubo»

Matzuzzi prosciolto: «È la fine di un incubo»

Il tecnico della Montalbo era accusato di un tentativo di combine per un match contro il Bonorva

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SINISCOLA. Un messaggio su Facebook, che lasciava intendere un tentativo di combine, aveva portato nell’aprile dello scorso anno la procura federale ad aprire un fascicolo e valutare se l’incontro di calcio tra Montalbo e Bonorva, valido per il campionato di Promozione, rientrasse in una fattispecie di reato, qualora fosse stato evidenziato un potenziale tentativo di accordo sul risultato finale dell’incontro di domenica 17 aprile 2016. Nella bufera si erano così trovati l’allenatore della squadra siniscolese Juri Matzuzzi, presunto artefice del messaggio incriminato, e Salvatore Deriu, capitano della formazione di Bonorva, come destinatario. L’allenatore siniscolese, dichiaratosi sempre estraneo alla vicenda, dichiarando di essere stato vittima di uno scherzo di cattivo gusto in un momento di mancata custodia del suo telefonino, saluta oggi con soddisfazione il proscioglimento dall’accusa che è arrivato dalla Corte Federale d’appello di Roma che ha confermato quanto disposto dal Tribunale di Cagliari.

«Sono stati sicuramente mesi difficili- dice Matzuzzi- che però non mi hanno allontanato dalla mia passione per il calcio. Grazie alla vicinanza del presidente Mirko Carta, del vice Luciano Trubbas e del dirigente Emanuele Manca ho potuto continuare il mio lavoro che oggi ci porta a proseguire il nostro progetto con la Montalbo. Ho sempre vissuto onestamente questo sport e continuo a farlo in una società che punta molto sui giocatori locali e sui giovani, per i quali vorrei proseguire ad essere un punto di riferimento». La denuncia partita dalle società Macomerese, Fertilia e Alghero che, insieme alla Montalbo, lottavano per conservare la categoria, ha innescato un periodo di indagini che il tecnico siniscolese ha definito come un incubo, con la decisione da parte dei giudici di prendere atto poi che nonostante fosse ritenuta realistica la ricostruzione dei fatti da parte dell’accusa, non si poteva fare a meno di sostenere che non c’erano elementi per dubitare che le cose fossero andate, invece, come raccontato dall’imputato. «Sapevo di essere innocente – dice Matzuzzi – ma avevo paura di pagare per un qualcosa che non avevo fatto. Sono comunque contento dei numerosi attestati di stima ricevuti da molti amici di varie parti della Sardegna, non posso dire altrettanto di chi ha cercato di fare l’ipocrita in una situazione così difficile”. (h.f.)

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