Un Tir per trainare l’Olbia «È una bellissima sfida»
Serie C. Il nuovo mister Simone Tiribocchi ha diretto il suo primo allenamento «Gran girone di andata, c’è solo da reagire: i giocatori sanno qual è il loro valore»
OLBIA. Poco strombazzato, Simone Tiribocchi, detto il Tir, ieri si è presentato da nuovo allenatore dell’Olbia sperando di poter tirare la cordicella per far suonare il clacson del camion quante più volte possibile. Proprio come faceva a ogni gol che segnava in serie A, in tutto 29, con le maglie di Chievo, Lecce e Atalanta; un gesto che, complice il cognome, gli è valso il soprannome, Tir appunto.
«Se pensavate di trovare una persona triste, avete sbagliato» dice Tiribocchi ai giornalisti, incontrati al campo di allenamento della Basa, e che si sono stupiti di vederlo sorridente. «Sorrido sempre, è il mio modo di essere» precisa.
Eppure, motivi per essere preoccupato, per lui al debutto assoluto da allenatore di una prima squadra, ce ne sarebbero più di uno. L’Olbia è reduce da 6 sconfitte di fila, nuovo primato negativo dei bianchi in campo professionistico; l’Olbia domenica giocherà contro l’Alessandria, uno squadrone; l’Olbia non avrà a disposizione (forse per due turni) Andrea Cossu; l’Olbia, a 10 dalla fine del campionato, ha solo 3 punti in più della zona playout.
Da dove ricominciare? Come ricominciare? Tiribocchi schiacchia subito il freno, e offre un’analisi corretta, anche riconoscente verso Michele Mignani, l’allenatore esonerato meno di 24 ore prima e di cui era stato compagno di squadra i tempi del Siena. «Non dobbiamo ricominciare, ma dobbiamo continuare un percorso avviato - spiega il neo allenatore -. Finora, l’Olbia ha dimostrato di saper giocare bene al calcio e, credetemi, questo non è poco».
Vero, verissimo. Tiribocchi un’idea se l’è fatta, su quale possa essere il problema. È a Olbia da mesi (allenava l’under 17); sabato scorso, contro la Cremonese, era in tribuna e ha visto che Olbia è, che Olbia può essere. Sa che è, per usare le sue parole, «una bellissima sfida. Non mi aspettavo la chiamata della società, ma quando mi hanno chiesto di allenare l’Olbia, beh, non li ho fatti finire di parlare... Io, in questa sfida, credo».
È anche un po’ complicata. Se non altro perché a gennaio l’Olbia pensava, legittimamente, ai playoff e invece ora, sei schiaffi dopo, deve guardarsi dai playout. Una mazzata psicologica. E uno scenario che Tiribocchi - impressioni negative della piazza a parte - non vede però così nero. «C’è solo da reagire - spiega l’allenatore -. I giocatori sanno qual è il loro valore. Dobbiamo essere positivi. Nonostante le sei sconfitte, non siamo nei playout. Abbiamo fatto un girone d’andata molto buono. Questi sono fatti reali, non sensazioni».
Le sue, di sensazioni, sono «ottime». Ieri, al primo allenamento, non ha fatto un discorso vero e proprio. «Ho solo guardato i giocatori, ho cercato di “ascoltarli”». Che cosa abbia sentito, lo dirà nei prossimi giorni, quando farà le prime scelte. Lui, che fra gli allenatori ha avuto anche Antonio Conte ai tempi dell’Atalanta, non ha un modulo preferito; buon segno, non è uno di quelli che si fissano con uno schema e costringono i giocatori a starci dentro. «Non so quale modulo adotterò contro l’Alessandria, né nelle prossime partite - spiega il Tir -. Lo adatto in base alle caratteristiche dei miei giocatori, mai in funzione degli avversari, anche se ora dovrà valutare meglio anche questo aspetto. So una cosa: l’Olbia ha tutte le risorse per uscire dal questa situazione». E da ieri il Tir se l’è messa in spalla per portarla fuori dal tunnel.
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