Devecchi: «L’abbiamo vinta due volte»
Il capitano: «Bravi a resettare dopo la Coppa». Brian: «Con papà siamo 1-1».
SASSARI. Cosa si prova a battere in maniera così atroce il proprio padre potrebbe spiegarlo Brian Sacchetti: «Siamo uno a uno – si limita a dire –. È stata una bella partita anche se speravamo di chiuderla prima: sembrava essersi messa sui binari giusti, poi forse ci sia mancata un po’ di energia e loro hanno trovato canestri incredibili con percentuali altissime da tre. Sapevamo di non poterci rilassare un attimo, abbiamo rischiato di pagare caro quei cinque minuti in cui non siamo andati bene».
Il capitano Jack Devecchi, ieri festeggiato con una torta per il 32° compleanno: «L’abbiamo... vinta per la seconda volta. Una gara strana, molto equilibrata nel primo tempo, poi abbiamo dato un break importante nel 3° quarto, muovendo benissimo la palla in attacco e limitando Brindisi sul suo gioco in velocità, tipico delle squadre di Meo. Quindi è subentrata un po’ di stanchezza e loro a suon di triple e contropiede sono riusciti a superarci. Sembrava finita, ma siamo stati bravi a crederci sino in fondo». Devecchi spiega che è stato «un finale particolare vissuto con trepidazione, in una giornata già di per sè particolare, il canestro di Lacey per tutti noi è stata una liberazione. Venivamo da una eliminazione in Champions che poteva essere pesante mentalmente. Invece siamo stati bravi a lavorare in questi giorni e alla fine credo che ce la siamo meritata: è stato un bel successo di gruppo». Per il capitano «si è rivisto quell’entusiasmo che aveva contraddistinto il periodo gennaio-febbraio e ci ha portato a conquistare tanti successi importanti. Ora ci sono 5 finali contro diverse rivali per i playoff».
Vincere così fa bene allo spirito: «Ultimamente non avevamo dato segnali positivi, ora invece è tornato quell’entusiasmo che per una squadra come la nostra che difetta di talento (me compreso) è fondamentale così come dimostrare di crederci sino in fondo». E su Meo Sacchetti: «Senz’altro ha fatto la storia della Dinamo, ovvio che se ha lasciato un segno importante i sentimenti sono forti. Ma i professionisti devono andare avanti seguendo il progetto della propria società».
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