Gallura isola felice del pallone sardo
Cambia la geografia del gol: due squadre “smeraldine” in C
OLBIA. Come la provincia di Monza, come quella di Brescia. Come le province più laboriose e ricche d’Italia, anche la ex provincia della Gallura la prossima stagione avrà due squadre nella Lega pro, in quella che un tempo era la serie C unica: l’Olbia e l’Arzachena.
Non è solo un fatto calcistico. È molto di più. È lo specchio di una certa economia, di una certa società. Olbia e Arzachena non sono nel terzo livello calcistico italiano per un puro caso, per una fortunata coincidenza. Lo sono perché hanno voluto e ricercato quel posto.
Sui social - dopo la salvezza conquistata dall’Olbia sabato e la storica promozione raggiunta domenica dall’Arzachena - qualcuno ha ironizzato. L’Olbia sarebbe lì grazie ai soldi del Cagliari; l’Arzachena perché ha la Costa Smeralda. Dati e fatti alla mano, è un’imprecisione.
È vero: il Cagliari sostiene l’Olbia, ma lo fa non per spirito caritatevole ma perché Olbia - con la sua economia, la sua immagine, le sue infrastrutture, la sua crescita demografica unica in Sardegna - è un ottimo posto in cui investire. È vero: Arzachena ha avuto (e ha) tanto dalla Costa Smeralda, ma la promozione è stata possibile grazie ai fondi degli imprenditori arzachenesi e alla loro capacità manageriale.
L’unica certezza è che un settore, il turismo, ha rivoluzionato la geografia calcistica sarda. Prima, in Gallura, il derby era quello tra Olbia e Tempio, tra bassa e alta Gallura, tra economia dal mare ed economia sugheriera. Ora sarà tutto lungo le coste, tutto turistico: sarà tra Olbia e Arzachena, paese cento anni fa sotto Tempio e ora pronto a superare l’ex capoluogo anche come numero di abitanti.
In Sardegna, dopo il Cagliari, c’era la Torres, insieme all’Olbia e - a turno - alla Nuorese, al Carbonia, al Sorso, all’Ilva, alla Villacidrese... Adesso, con i rossoblù in Eccellenza, ci sono solo le galluresi, l’Olbia e l’Arzachena. Due squadre che nel prossimo campionato di Lega pro rappresenteranno l’ex provincia contro altre quattro coppie (in attesa degli spareggi): Pontedera e Tuttocuoio per la provincia di Pisa, Feralpisalò e Lumezzane per quella di Brescia, Monza e Renate per quella di Monza-Brianza e Siracusa e Sicula Leonzio per quella di Siracusa.
Economia a parte, dietro questo successo c’è anche tanta sardità (senza per questo dover scadere nel vetero-sardismo). L’allenatore dell’Olbia è Bernardo Mereu, origini gliastrine e cagliaritano d’adozione. L’allenatore dell’Arzachena è Mauro Giorico, algherese doc, allenatore pure lui di tantissime squadre sarde, dall’Olbia alla Torres. L’Olbia - da sempre aperta ai giocatori “di fuori” e in debito con uno di loro, il portiere olandese Van der Want, protagonista della salvezza - ha in rosa i sardi Dametto, Pinna, Feola, Muroni, Piredda, Cossu e Ragatzu... L’Arzachena ha i galluresi Ruzittu di Santa Teresa e Aiana di Cannigione, e l’olbiese La Rosa che si è tolto una bella soddisfazione; e poi Nuvoli di Sorso, Sanna di Oristano, Aramu di Quartu e Oggiano di Alghero. Tutti giovani che hanno potuto giocare a certi livelli e che potranno farlo ancora grazie a Olbia e Arzachena. In un’isola che i giovani li perde, almeno per i calciatori una piccola speranza c’è. E ancora una volta l’alternativa all’emigrazione, come negli anni ’60, è in Gallura.
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