Un concentrato vincente per questo il Giro tornerà
Nel primo giorno di riposo il positivo bilancio dei tre giorni di corsa in Sardegna Panorami mozzafiato, grande tifo, clima ideale e percorsi per tutte le esigenze
SASSARI. Se vi piace vincere facile potete già scommetterci: scoccate le 17.10 del 27 maggio, quando a Milano sarà stata assegnata la maglia rosa definitiva del Giro 100, inevitabilmente ci sarà chi non mancherà di ricordare che si era partiti dalla lontana Sardegna. Luogo per troppi ancora distante e luoghi comuni che resisteranno, come resistono gli strafalcioni di tele e radiocronisti che mai – pena licenziamento – si sognerebbero di dire Mìlano o Pàlermo ma continuano invece ad assassinare oralmente e pubblicamente Nùoro e Villasimìus. Eppure un passo in avanti stavolta è stato fatto, e mentre la Sardegna resta lontana dal resto dell’Italia nell’ortografia e in altri campi ben più importanti, state tranquilli che nel corso del Giretto sardo il mondo del ciclismo che conta, quello dell’Uci e di Rcs, e delle grandi squadre pro, hanno preso atto che l’isola è una terra tutta da pedalare. Tutto l’anno.
Immagini da cartolina, e lo sapevamo. Gastronomia sopraffina, idem come sopra. Argomenti che alla macchina d’affari del Giro interessano sì, ma conta altro. Conta che i 200 ciclisti di tutto il mondo che si sono allenati nel Nord Sardegna prima delle tappe di Alghero, Olbia e Tortolì hanno applaudito il clima e in particolare le strade. Le giuste salite, i giusti rettilinei ma soprattutto il giusto clima per allenarsi non solo prima della Corsa Rosa, ma tutto l’anno. E vuoi mettere il poco traffico? Un paradiso, per chi sui pedali ci lavora. Torneranno, non solo in vacanza. Poi, impossibile per via del mare ipotizzare una visita della corsa a metà strada. Due giorni di riposo? Non si può. E impossibile sognarci una conclusione: montagne sì ma troppo basse. O no? Quel che invece il direttore Mauro Vegni e i suoi esperti hanno voluto e saputo sfruttare sono le anteprime che la Sardegna ha saputo offrire in un mini-Giro d’Italia sardo, in un concentrato che ha saputo offrire spettacolo con tre maglie rosa in tre giorni, tornanti impegnativi, percorsi mossi e mai noiosi, salite toste ma non spezzagambe, arrivi comodi e spettacolari senza incidenti. Bandite le cadute, i big grazie all’isola si sono potuti dedicare a una messa in moto generale completa, che ha trovato in Genna Silana forse la più bella discesa dell’intera corsa. Con in più il vento, il sole e tanta, tantissima gente ad applaudire e a far sentire il Giro a casa sua anche in Sardegna.
Per questi motivi – anche tecnici – gli organizzatori hanno assicurato che il Giro d’Italia tornerà presto nel Continente-Sardegna, che tecnicamente tutto e di più al ciclismo può offrire. E come la Sardegna ha applaudito il Giro, loro applaudono la Sardegna. Un po’ più convinti di prima, questa volta.
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