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«Torno sul ring perchè la boxe mi manca»

di Roberto Muretto
«Torno sul ring perchè la boxe mi manca»

Salvatore Erittu farà il match di rientro il 2 giugno: «A 36 anni voglio rimettermi in gioco e conoscere i miei limiti»

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PORTO TORRES. Quasi un anno di silenzio. In tanti erano convinti che la carriera di Salvatore Erittu fosse arrivata al capolinea. Ma il pugile di Porto Torres è uno che sa cosa significa lottare, soffrire, fare sacrifici. Dopo la sconfitta con Franz Rill nel giugno scorso, titolo Internazionale Ibf dei massimi in palio, ha pensato di dire basta. Ma la delusione ha preso il sopravvento solo per qualche giorno, poi ha prevalso lo spirito da combattente, la voglia di tornare sul ring. Lo farà il 2 giugno a Platamona, affrontando sulla sei riprese l’Italo-marocchino, Yacine Habachi.

Scusi la schiettezza, ma ha senso continuare a 36 anni?

«L’età non mi pesa, così come non mi pesano gli allenamenti. Il segreto è semplice: la boxe per me è passione e farà sempre parte della mia vita».

Non può negare che al ritiro ci ha pensato.

«È’ vero, anche perchè in Italia non ci sono le condizioni per fare il pugile professionista. Ho riflettuto molto dopo l’ultima sconfitta, ma sono arrivato alla conclusione che è giusto mettermi in discussione, anche perchè ancora non conosco i miei limiti».

È stato un errore passare nella categoria dei massimi?

«Sì. Ho sbagliato, sono stato consigliato male. Quando sono entrato a far parte nel team della Loreni non sono stato tutelato, mi sono sentito una pedina di scambio, dovevo fare un percorso diverso».

Ora è con la Opi 2000 di Salvatore Cherchi?

«Proprio così. Ci siamo visti a Milano e non c’è stato nessun problema per metterci d’accordo. Mi ha incoraggiato, fatto capire che aveva fiducia in me e subito consigliato di tornare nella mia categoria di peso, i massimi leggieri. Ho lavorato sodo, perso 17 chili, sono tornato quello di prima, pronto a mettermi in gioco».

Che obiettivi si è posto?

«Per prima cosa devo dare risposta a una domanda che mi pongo spesso: hai davvero dimostrato quanto vali? Io penso di no, anche perchè le tre sconfitte da professionista hanno tutte una storia diversa. Tutti match nei quali non mi sono, per vari motivi, potuto esprimere al meglio. Ora è tutto diverso».

Il match del 2 giugno è decisivo per il suo futuro?

«Non c’è dubbio. Capirò se ho ancora voglia di fare pugilato, oppure è arrivato il momento di dedicarmi interamente alla palestra dove lavoro. Incontro un avversario ostico, pericoloso, che ha vinto diversi match per ko, scelto di proposito per valutare le mie condizioni. Se vinco, e sono convinto che sarà così, ci sono buone possibilità che nel giro di qualche mese combatterò con un titolo in palio. Con una manager come Cherchi ho prospettive interessanti».

Come si sviluppa adesso la sua giornata?

«Mi alleno in media tre ore al giorno. Poi vado in palestra per seguire i miei ragazzi e anche questo per me è un allenamento. Sono in forma fisicamente, mi sento come quando avevo venticinque anni. Sono uscito dal tunnel, voglio regalarmi delle soddisfazioni e regalarle a chi crede in me».

Chi non l’ha mai abbandonata è Iannarelli.

«Claudio è un allenatore stupendo, con lui siamo in sintonia su tutto. Posso soltanto ringraziarlo perchè mi sopporta e mi sprona tantissimo».

Che cosa sa del suo prossimo avversario?

«Conosco le sue caratteristiche tecniche, l’ho studiato, sono pronto ad affrontarlo convinto di fare un bel match e di vincere, naturalmente».

Possiamo concludere che per lei comincia una fase nuova della carriera?

«Senza dubbio. Il fisico risponde benissimo, se tutto va bene combatterà per almeno altri tre-quattro anni. Se poi dovessi accorgermi che non sono al top, allora sarò il primoa tirarmi indietro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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