Aru: «Froome è favorito ma io ci provo»
Fabio, secondo in classifica, è sicuro: «Sulle Alpi daremo spettacolo, la spunterà chi avrà più energia da spendere»
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LE PUY-EN-VELAY. Due settimane a tutta, fra gioie e dolori. L’enorme soddisfazione nell’ordine prima per la maglia a pois, portata per un giorno, quindi per la maglia gialla di leader della classifica generale, onore durato due tappe. E i dolori sono quelli dei compagni ritirati, Cataldo e Fuglsang, per un’Astana rimasta con sette sole pedine. Ma Fabio Aru guarda davanti, e nel secondo e ultimo giorno di riposo del Tour de France risfodera la grinta che lo contraddistingue nella conferenza stampa che spetta ai migliori quando ci si ferma a tirare un po’ il fiato. A riflettere, prima di tuffarsi nelle Alpi dove si deciderà l’edizione numero 104 della Grande Boucle. Una corsa che vede Aru pienamente in gioco, secondo dietro superFroome ad appena 18” di distanza.
Fabio, comincia l’ultima settimana e tu hai sempre detto che l’ultima settimana fa storia a sé, che è un’altra corsa. Cosa ti aspetti?
«Vero, ma non direi che che le prime due settimane siano state una passeggiata, anzi, come testimoniato da cadute e ritiri. C’è stato tanto stress, sono state tappe molto dure. L’ultima settimana la vivrà meglio chi sarà riuscito a recuperare, perché magari avrà un po’ di energia in più da spendere. Comunque sia, la classifica è molto corta con quattro-cinque corridori in pochissimi secondi. Ci sarà grande bagarre».
Chris Froome ha indicato in Aru, Bardet e i suoi principali avversari.
«Penso che Froome , che ha già vinto tre Tour, abbia l’esperienza per poter vincere anche questo. È in testa alla classifica e ha la crono del penultimo giorno dalla sua. In questo momento si trova in una posizione di vantaggio e ha anche una squadra molto forte».
Come giudichi gli altri tuoi avversari?
«Bardet è arrivato secondo l’anno scorso e vuole vincere, si vede anche da come si sta muovendo, da come attacca. Penso che abbia una buona condizione. E anche Rigoberto Uran non lo scopriamo certo oggi, visti i suoi podi nei Grandi giri. Sono tutti avversari molto pericolosi».
Adesso, le Alpi.
«Due tappe durissime. Si toccano quote che ancora non abbiamo raggiunto, il Galibier sui 2700 metri e l’Izoar sui 2400. Come andrà a finire? Nessuno di noi può saperlo, dovremo trovarci lì. Saranno comunque delle giornate durissime».
Cosa ti ha insegnato finora questo Tour rispetto ai tuoi precedenti grandi giri?
«Mi ha ricordato, come ho sempre detto, che ogni tappa è pericolosa, e la dimostrazione si è avuta quando ho perso la maglia. Questo Tour mi ha insegnato a non abbassare mai la guardia. Poi, sarà una settimana dura, Ci saranno tanti attacchi e sarà un bene per lo spettacolo. A parte Froome noi siamo tutti più o meno sullo stesso piano. Sia Bardet che Uran cercheranno di guadagnare qualcosa su Froome e su di me, quindi, concentrazione e via».
Hai perso molti compagni, troverai nuove alleanze in corsa?
«Bisogna vedere come si metterà la gara. Se ci troveremo davanti magari verrà naturale aiutarsi a vicenda, ma prima non si può sapere. La mia squadra ha vissuto mesi difficili e un Tour difficile, sono cose che succedono, Siamo rimasti in sette e in sette daremo il massimo per arrivare a Parigi nella migliore condizione e nella migliore posizione possibile».
Fabio, comincia l’ultima settimana e tu hai sempre detto che l’ultima settimana fa storia a sé, che è un’altra corsa. Cosa ti aspetti?
«Vero, ma non direi che che le prime due settimane siano state una passeggiata, anzi, come testimoniato da cadute e ritiri. C’è stato tanto stress, sono state tappe molto dure. L’ultima settimana la vivrà meglio chi sarà riuscito a recuperare, perché magari avrà un po’ di energia in più da spendere. Comunque sia, la classifica è molto corta con quattro-cinque corridori in pochissimi secondi. Ci sarà grande bagarre».
Chris Froome ha indicato in Aru, Bardet e i suoi principali avversari.
«Penso che Froome , che ha già vinto tre Tour, abbia l’esperienza per poter vincere anche questo. È in testa alla classifica e ha la crono del penultimo giorno dalla sua. In questo momento si trova in una posizione di vantaggio e ha anche una squadra molto forte».
Come giudichi gli altri tuoi avversari?
«Bardet è arrivato secondo l’anno scorso e vuole vincere, si vede anche da come si sta muovendo, da come attacca. Penso che abbia una buona condizione. E anche Rigoberto Uran non lo scopriamo certo oggi, visti i suoi podi nei Grandi giri. Sono tutti avversari molto pericolosi».
Adesso, le Alpi.
«Due tappe durissime. Si toccano quote che ancora non abbiamo raggiunto, il Galibier sui 2700 metri e l’Izoar sui 2400. Come andrà a finire? Nessuno di noi può saperlo, dovremo trovarci lì. Saranno comunque delle giornate durissime».
Cosa ti ha insegnato finora questo Tour rispetto ai tuoi precedenti grandi giri?
«Mi ha ricordato, come ho sempre detto, che ogni tappa è pericolosa, e la dimostrazione si è avuta quando ho perso la maglia. Questo Tour mi ha insegnato a non abbassare mai la guardia. Poi, sarà una settimana dura, Ci saranno tanti attacchi e sarà un bene per lo spettacolo. A parte Froome noi siamo tutti più o meno sullo stesso piano. Sia Bardet che Uran cercheranno di guadagnare qualcosa su Froome e su di me, quindi, concentrazione e via».
Hai perso molti compagni, troverai nuove alleanze in corsa?
«Bisogna vedere come si metterà la gara. Se ci troveremo davanti magari verrà naturale aiutarsi a vicenda, ma prima non si può sapere. La mia squadra ha vissuto mesi difficili e un Tour difficile, sono cose che succedono, Siamo rimasti in sette e in sette daremo il massimo per arrivare a Parigi nella migliore condizione e nella migliore posizione possibile».
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