Dinamo-Academy, matrimonio perfetto
di Mario Carta
Basket. Intervista parallela ai presidenti dopo la nascita della “costola” cagliaritana dalla società biancoblù
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Presidente Stefano Sardara, che stagione sogna e invece, realisticamente, che stagione sarà quella della Dinamo, all’ottava volta di fila in A?
«Realisticamente credo che sarà una stagione complicata perché il livello dei competitor è alto, sia in Europa che in campionato. Basta guardare come si sta attrezzando una neopromossa come Bologna. Però sono soddisfatto del lavoro fatto finora, per modi e tempi, e sogno come sempre una stagione entusiasmante».
Il punto di forza del nuovo roster, e un eventuale motivo di preoccupazione?
«La preoccupazione è sempre la stessa, e riguarda la riuscita del gruppo, nella sua chimica. Ma solo un anno non è andata bene. Il punto di forza invece voglio pensare che sia l’accresciuto livello di fisicità e atletismo».
Manca ancora qualcosa?
«Sì, la partenza del campionato. Per ora, è come una lunga preparazione a un esame».
Per la prima volta in Sardegna non siete soli, con la Cagliari Dinamo Academy.
«E’ il completamento di un progetto per la crescita del basket in Sardegna, fondamentale per la Dinamo che può far maturare giocatori come Bucarelli e Ebeling, il play o il pivot che verrà preso, garantendo loro minutaggi che in A non potrebbero avere. Poi, che la Academy sia in A2 o in A cambia poco: è la Dinamo che ormai ha una certa dimensione e per poter costruire dei giovani deve lavorare così».
I suoi rapporti con il presidente dell’Academy, Zucca?
«Ottimi, salvo le sfide uno contro uno che contro di lui per me sono complicate... Per il resto, accordo su tutto».
Dinamo, Academy e una sola Sardegna. C’è spazio per entrambe?
«Certo. Sono realtà diverse e hanno bacini diversi e risorse diverse. Avremo benefici reciproci, virtuosi per entrambi. Senza la Academy la Dinamo non avrebbe potuto prendere certi giocatori, che senza l’appeal della Dinamo non sarebbero andati alla Academy. E’ il matrimonio perfetto».
La Dinamo è sempre stata la squadra di tutta la Sardegna. Cosa succederà ora con due realtà da tifare?
«Abbiamo obiettivi diversi e diversi livelli, e il cappello-Sardegna legherà i progetti. Come nel calcio, si possono tifare due squadre in diverse categorie».
All’insegna della sinergia, ma gli scambi saranno a senso unico?
«No, certo, tutto è possibile. In Italia in una singola stagione sono permessi fino a due trasferimenti. Un giorno ci sarà un uomo-Academy nella dirigenza Dinamo? Tutto è possibile. Un giocatore, un dirigente... perché no? La Carlo Felice va sia in giù che in su».
C’è ancora chi teme che lei sotto sotto abbia l’unico scopo di portare la Dinamo a Cagliari, e che questa sia un’operazione ponte.
«Fesserie, mi ripeto. Rispondere è facile: se fosse così, avremmo fatto un club a Cagliari».
Quanto c’è di Stefano Sardara nella Academy?
«C’è quello che è servito per portare il titolo a Cagliari. Poi, quando ci sarà bisogno di un confronto di natura strategica il mio telefono è sempre libero. La Academy camminerà con i piedi dei suoi dirigenti: hanno capacità, amore per il basket, intuizione. Lavoriamo in sinergia, sono persone competenti e appassionate».
«Realisticamente credo che sarà una stagione complicata perché il livello dei competitor è alto, sia in Europa che in campionato. Basta guardare come si sta attrezzando una neopromossa come Bologna. Però sono soddisfatto del lavoro fatto finora, per modi e tempi, e sogno come sempre una stagione entusiasmante».
Il punto di forza del nuovo roster, e un eventuale motivo di preoccupazione?
«La preoccupazione è sempre la stessa, e riguarda la riuscita del gruppo, nella sua chimica. Ma solo un anno non è andata bene. Il punto di forza invece voglio pensare che sia l’accresciuto livello di fisicità e atletismo».
Manca ancora qualcosa?
«Sì, la partenza del campionato. Per ora, è come una lunga preparazione a un esame».
Per la prima volta in Sardegna non siete soli, con la Cagliari Dinamo Academy.
«E’ il completamento di un progetto per la crescita del basket in Sardegna, fondamentale per la Dinamo che può far maturare giocatori come Bucarelli e Ebeling, il play o il pivot che verrà preso, garantendo loro minutaggi che in A non potrebbero avere. Poi, che la Academy sia in A2 o in A cambia poco: è la Dinamo che ormai ha una certa dimensione e per poter costruire dei giovani deve lavorare così».
I suoi rapporti con il presidente dell’Academy, Zucca?
«Ottimi, salvo le sfide uno contro uno che contro di lui per me sono complicate... Per il resto, accordo su tutto».
Dinamo, Academy e una sola Sardegna. C’è spazio per entrambe?
«Certo. Sono realtà diverse e hanno bacini diversi e risorse diverse. Avremo benefici reciproci, virtuosi per entrambi. Senza la Academy la Dinamo non avrebbe potuto prendere certi giocatori, che senza l’appeal della Dinamo non sarebbero andati alla Academy. E’ il matrimonio perfetto».
La Dinamo è sempre stata la squadra di tutta la Sardegna. Cosa succederà ora con due realtà da tifare?
«Abbiamo obiettivi diversi e diversi livelli, e il cappello-Sardegna legherà i progetti. Come nel calcio, si possono tifare due squadre in diverse categorie».
All’insegna della sinergia, ma gli scambi saranno a senso unico?
«No, certo, tutto è possibile. In Italia in una singola stagione sono permessi fino a due trasferimenti. Un giorno ci sarà un uomo-Academy nella dirigenza Dinamo? Tutto è possibile. Un giocatore, un dirigente... perché no? La Carlo Felice va sia in giù che in su».
C’è ancora chi teme che lei sotto sotto abbia l’unico scopo di portare la Dinamo a Cagliari, e che questa sia un’operazione ponte.
«Fesserie, mi ripeto. Rispondere è facile: se fosse così, avremmo fatto un club a Cagliari».
Quanto c’è di Stefano Sardara nella Academy?
«C’è quello che è servito per portare il titolo a Cagliari. Poi, quando ci sarà bisogno di un confronto di natura strategica il mio telefono è sempre libero. La Academy camminerà con i piedi dei suoi dirigenti: hanno capacità, amore per il basket, intuizione. Lavoriamo in sinergia, sono persone competenti e appassionate».
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