Filippo non fa il miracolo: ma sono i miei 200 più belli
L’azzurro sesto in una semifinale condizionata dal vento e della pioggia Italia ancora senza medaglie, ma domani va in pedana Gianmarco Tamberi
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LONDRA. «Ho corso il più bel 200 della mia vita. Non importa per la qualificazione mancata e per il personale che non è arrivato. Sono soddisfatto al cento per cento e dedico questo risultato a mia nonna, che mi ha guardato alla tv dalla Sardegna». Filippo Tortu resta fuori dalla finale dei 200 metri ai Mondiali di atletica di Londra ma torna a casa con la certezza di non essere un intruso nel mondo della velocità. L’azzurro ha chiuso la semifinale al sesto posto precedendo gente che ha personali sotto il muro dei 20”. Tortu ha tenuto in curva e poi si è disteso, nonostante la pioggia, recuperando un paio di posizioni. Giustificata, alla fine, la sua soddisfazione: «Ho cercato di restare concentrato e rilassato sino in fondo – ha detto – non sono arrivato ultimo e, anzi, mi sono lasciato alle spalle corridori con personali davvero pesanti. Il fatto di avere lottato con avversari così forti mi riempie d’orgoglio. Questa gara è il risultato di un anno difficile che mi ha dato grande sicurezza sulle mia capacità e mi ha insegnato a gestire al meglio la pressione. Sono convinto che il 20,62 di oggi valga più del 20,34 che ho fatto al Golden Gala. Il futuro? Ora vado in vacanza con la famiglia, poi inizieremo a programmare la nuova stagione».
La gara ha riservato più d’una sorpresa a cominciare dal ripescaggio di Isaac Makwala, il fuoriclasse del Botswana che era stato fermato l’altro ieri all’ingresso dello stadio perchè costretto a una quarantena imposta a un trentina di atleti vittime di un’intossicazione. Makwala ha dovuto correre una batteria da solo e poi è stato inserito nella semifinale con Tortu e ha conquistato - con qualche rischio - un posto per la finale.
Intanto l’Italia è ancora a digiuno di medaglie anche se ha qualche carta da giocare. La più preziosa ha il volto di Gianmarco Tamberi che domani sarà in pedana per le qualificazioni del salto in alto. «Vorrei che queste ore passassero in un lampo, non vedo l'ora di saltare. Ma non sono venuto qui per fare presenza, io voglio una medaglia». Un anno fa, dopo l'infortunio ad una caviglia al meeting di Montecarlo, era in stampelle a Rio, spettatore di un'Olimpiade in cui sperava di essere protagonista. A Londra, il campione del mondo indoor e d'Europa arriva carico. «Sarà durissima, sarà un'impresa ma quello che mi portato fin qui è l'idea di salire sul podio – ha detto – . Ci ho creduto sempre, anche quando ero lontanissimo dal tornare in pedana. E ora non sto nella pelle. Il 16 luglio 2016 ho capito che il mio sogno olimpico si era infranto. Da lì ho ricominciato, con in testa il Mondiale di Londra, ed è stato un percorso durissimo. Fino a maggio non ho mai saltato più di due metri. Poi, improvvisamente, in un allenamento, ho ritrovato le sensazioni giuste, quelle del mio salto. Da quel momento ho pensato solo ad arrivare qui competitivo».
Tamberi è lucido quando parla delle sue condizioni – «Sto all'80%, ma sono su un'altalena, con alti e bassi continui. Per la medaglia serve un 2,33. Una misura che so di valere, ma farla in finale è diverso, più difficile». Da chi dovrà guardarsi? «Barshim è il favorito, il migliore quest'anno nonostante un piccolo problema a luglio. Poi Bondarenko, anche se non è ai livelli del suo passato. Mateusz Przybylko, il tedesco, ha fatto 2,35 ma bisognerà vedere come reagirà alla pressione di un grande evento e di un grande stadio. Io invece sono sicuro che questo stadio mi caricherà, Lo sto sognando a occhi aperti».
La gara ha riservato più d’una sorpresa a cominciare dal ripescaggio di Isaac Makwala, il fuoriclasse del Botswana che era stato fermato l’altro ieri all’ingresso dello stadio perchè costretto a una quarantena imposta a un trentina di atleti vittime di un’intossicazione. Makwala ha dovuto correre una batteria da solo e poi è stato inserito nella semifinale con Tortu e ha conquistato - con qualche rischio - un posto per la finale.
Intanto l’Italia è ancora a digiuno di medaglie anche se ha qualche carta da giocare. La più preziosa ha il volto di Gianmarco Tamberi che domani sarà in pedana per le qualificazioni del salto in alto. «Vorrei che queste ore passassero in un lampo, non vedo l'ora di saltare. Ma non sono venuto qui per fare presenza, io voglio una medaglia». Un anno fa, dopo l'infortunio ad una caviglia al meeting di Montecarlo, era in stampelle a Rio, spettatore di un'Olimpiade in cui sperava di essere protagonista. A Londra, il campione del mondo indoor e d'Europa arriva carico. «Sarà durissima, sarà un'impresa ma quello che mi portato fin qui è l'idea di salire sul podio – ha detto – . Ci ho creduto sempre, anche quando ero lontanissimo dal tornare in pedana. E ora non sto nella pelle. Il 16 luglio 2016 ho capito che il mio sogno olimpico si era infranto. Da lì ho ricominciato, con in testa il Mondiale di Londra, ed è stato un percorso durissimo. Fino a maggio non ho mai saltato più di due metri. Poi, improvvisamente, in un allenamento, ho ritrovato le sensazioni giuste, quelle del mio salto. Da quel momento ho pensato solo ad arrivare qui competitivo».
Tamberi è lucido quando parla delle sue condizioni – «Sto all'80%, ma sono su un'altalena, con alti e bassi continui. Per la medaglia serve un 2,33. Una misura che so di valere, ma farla in finale è diverso, più difficile». Da chi dovrà guardarsi? «Barshim è il favorito, il migliore quest'anno nonostante un piccolo problema a luglio. Poi Bondarenko, anche se non è ai livelli del suo passato. Mateusz Przybylko, il tedesco, ha fatto 2,35 ma bisognerà vedere come reagirà alla pressione di un grande evento e di un grande stadio. Io invece sono sicuro che questo stadio mi caricherà, Lo sto sognando a occhi aperti».
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