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A Reggio Emilia piano speciale per la security

REGGIO EMILIA. Misure di sicurezza rafforzate, a Reggio Emilia, per la partita Italia-Israele in programma stasera. Come prevedono le ultime direttive antiterrorismo, sono stati posizionati blocchi...

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REGGIO EMILIA. Misure di sicurezza rafforzate, a Reggio Emilia, per la partita Italia-Israele in programma stasera.

Come prevedono le ultime direttive antiterrorismo, sono stati posizionati blocchi fisici nei dintorni dello stadio “Città Del Tricolore” per evitare l'eventuale pericolo di mezzi sui tifosi in arrivo all'impianto, e il prefetto reggiano, Maria Forte, ha confermato controlli puntuali e accurati su chi assisterà alla partita, a tutti gli accessi. Le forze dell’ordine metteranno in campo un dispositivo numericamente incrementato, rispetto ai consueti standard.

Le modalità operative sono state definite ieri in un incontro. La Nazionale ospite, già a Reggio Emilia, conta su un particolare cordone di addetti alla sicurezza israeliani nell’hotel dove è arrivata nel pomeriggio. Ma deve affrontare anche un caso sportivo interno. Il capitano della squadra Eran Zahavi, stella della squadra cinese del Ghuangzou, ha infatti clamorosamente rinunciato alla fascia e alla maglia dopo le critiche ricevute per l'ultima prestazione contro la Macedonia. «Spero ci ripensi, abbiamo bisogno di lui», ha detto il ct israeliano Elisha Levy in conferenza stampa.

La presenza in città della selezione israeliana ha portato il movimento Bds Italia a organizzare una serie di eventi e incontri sotto il nome di “Cartellino Rosso a Israele”. Ieri si è tenuto un incontro pubblico sul diritto allo sport per tutti in Palestina al quale hanno aderito anche le sezioni locali di Uisp, Fiom, Cgil, Pax Christi e Arci. Domani, in occasione della partita, verranno distribuite migliaia di cartellini rossi ai tifosi allo Stadio e saranno diffusi contemporaneamente sui social media.

«Il governo israeliano – sostiene Bds Italia – usa il calcio come uno strumento di propaganda per accreditare Israele come un “paese normale” di fronte all’opinione pubblica mondiale, mentre da oltre 70 anni viola i diritti umani dei palestinesi e la legalità internazionale, imponendo un regime di colonizzazione, occupazione militare e apartheid che non risparmia nemmeno il mondo dello sport».

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