«Gesto isolato e l’obiettivo non eravamo noi»
Pierluigi Carta, direttore sportivo dei bianchi, getta acqua sul fuoco: non c’è rivalità con i tifosi toscani
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OLBIA. Non si è ancora attutita l’eco mediatica della bomba carta esplosa domenica intorno alle 3 del mattino a Grosseto, davanti all’hotel Airone, sede del ritiro dell’Olbia. L’episodio non ha scosso i giocatori dell’Olbia, che di lì a poche ore hanno giocato e vinto sul campo del Gavorrano e che al momento della deflagrazione stavano dormendo.
La linea della società è stata da subito quella di minimizzare l’episodio, dal momento che non vi è certezza sulle motivazioni del gesto e neppure se questo fosse indirizzato proprio nei confronti dell’Olbia. Non esistono precedenti di particolari rivalità sportive o episodi di scontri tra tifoserie, almeno nel recente passato. Anche se proprio l’Olbia due anni fa, nella stagione della vittoria dei playoff promozione di serie D, in semifinale aveva battuto il Grosseto fuori casa.
A parlare è stato nella mattina di domenica il direttore sportivo dell’Olbia, Pierluigi Carta. «Non ci siamo accorti di nulla, siamo stati avvisati solo domenica dai proprietari dell’hotel – spiega Carta -. Ci hanno detto che c’era stata un’esplosione, per un petardo o una bomba carta lanciata in prossimità del nostro pullman. Viene difficile capire il motivo di questo gesto, francamente inaspettato. Non ci sono neanche dei precedenti, che io sappia, tra Olbia e Gavorrano, per cui penso si sia trattato dell’azione di qualche singolo, la vediamo più come una bravata, un gesto antisportivo che non c’entra nulla con il calcio giocato».
Nella serata di domenica la società del presidente Alessandro Marino aveva voluto ribadire la propria posizione con una nota ufficiale pubblicata sul proprio sito web: «In riferimento ai fatti avvenuti nella notte di domenica presso gli esterni dell'hotel Airone di Grosseto, la società esprime profonda amarezza per quanto appreso soltanto attraverso le agenzie di stampa battute nel corso della giornata – spiega la nota dell’Olbia Calcio -. Si rende noto che al momento in cui si compiva la vile azione, giocatori e staff riposavano e non sono stati destati dal rumore dello scoppio del petardo. La società ignora quali siano le insensate ragioni e i destinatari di un gesto folle e scriteriato, compiuto da individui scellerati che niente hanno a che spartire con lo sport e con i principi e i valori di un tifo sano e autentico».
Giandomenico Mele
La linea della società è stata da subito quella di minimizzare l’episodio, dal momento che non vi è certezza sulle motivazioni del gesto e neppure se questo fosse indirizzato proprio nei confronti dell’Olbia. Non esistono precedenti di particolari rivalità sportive o episodi di scontri tra tifoserie, almeno nel recente passato. Anche se proprio l’Olbia due anni fa, nella stagione della vittoria dei playoff promozione di serie D, in semifinale aveva battuto il Grosseto fuori casa.
A parlare è stato nella mattina di domenica il direttore sportivo dell’Olbia, Pierluigi Carta. «Non ci siamo accorti di nulla, siamo stati avvisati solo domenica dai proprietari dell’hotel – spiega Carta -. Ci hanno detto che c’era stata un’esplosione, per un petardo o una bomba carta lanciata in prossimità del nostro pullman. Viene difficile capire il motivo di questo gesto, francamente inaspettato. Non ci sono neanche dei precedenti, che io sappia, tra Olbia e Gavorrano, per cui penso si sia trattato dell’azione di qualche singolo, la vediamo più come una bravata, un gesto antisportivo che non c’entra nulla con il calcio giocato».
Nella serata di domenica la società del presidente Alessandro Marino aveva voluto ribadire la propria posizione con una nota ufficiale pubblicata sul proprio sito web: «In riferimento ai fatti avvenuti nella notte di domenica presso gli esterni dell'hotel Airone di Grosseto, la società esprime profonda amarezza per quanto appreso soltanto attraverso le agenzie di stampa battute nel corso della giornata – spiega la nota dell’Olbia Calcio -. Si rende noto che al momento in cui si compiva la vile azione, giocatori e staff riposavano e non sono stati destati dal rumore dello scoppio del petardo. La società ignora quali siano le insensate ragioni e i destinatari di un gesto folle e scriteriato, compiuto da individui scellerati che niente hanno a che spartire con lo sport e con i principi e i valori di un tifo sano e autentico».
Giandomenico Mele
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