«Alla fine ero cotto perchè ho dato il massimo»
Rossi felice del quinto posto: «Veloce nonostante i ferri nella gamba. A Motegi sarò quasi al 100%»
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ARAGON. Quinto e felice si può, anche se ti chiami Valentino Rossi. Dai primi giri a Misano di lunedì scorso, in sella a una Yamaha stradale, alla gara di Aragon. Una settimana per convincersi che forza di volontà, preparazione ed esperienza accumulate in oltre 300 gran premi nella massima categoria potevano trasformare in realtà quello che poteva sembrare un azzardo ai confini dell'incoscienza: inforcare un bolide a due ruote e lanciarsi in pista tra colleghi per nulla disposti a riservargli qualche riguardo. Il tutto appena 24 giorni dopo essere andato sotto i ferri per riparare tibia e perone spezzati in allenamento il 31 agosto. Rimanere sdraiato sul divano, a guardare la gara in tv? Nemmeno a parlarne. «Naturalmente è molta di più la soddisfazione per esserci stato e comunque aver guidato bene, essere partito in prima fila ed essere riuscito a dare il massimo quasi fino alla fine, quando ormai ero cotto. Solo una settimana fa erano molte di più le possibilità di guardarla a casa. Invece è stata una bella gara, sono stato veloce nonostante i ferri nella gamba destra».
Come ci è riuscito? «Ho fatto un grande lavoro a casa, perché subito dopo l’infortunio ho cercato di ricominciare a poggiarla, grazie all’aiuto dei dottori. Però ho cercato di mantenere allenato anche il resto del corpo. Ventitre giri sono molto difficili, pure se sei in forma. Negli ultimi facevo più fatica nei cambi di direzione, avevo un pò di dolore e la posizione in moto non era il massimo. Però sono riuscito a spingere fino alla fine. Era importante essere ad Aragon perché nel 2010 (quando si fratturò la stessa gamba durante le prove al Mugello, ndr) avevo saltato 3-4 gare e ci avevo messo un pò di tempo a riprendere certi automatismi. Ora, avendone persa solo una, mi sono trovato bene dall'inizio. Adesso ho due settimane a casa e continuerò a lavorare forte. Voglio cercare di arrivare a Motegi, se non al 100%, abbastanza in forma».
Come ci è riuscito? «Ho fatto un grande lavoro a casa, perché subito dopo l’infortunio ho cercato di ricominciare a poggiarla, grazie all’aiuto dei dottori. Però ho cercato di mantenere allenato anche il resto del corpo. Ventitre giri sono molto difficili, pure se sei in forma. Negli ultimi facevo più fatica nei cambi di direzione, avevo un pò di dolore e la posizione in moto non era il massimo. Però sono riuscito a spingere fino alla fine. Era importante essere ad Aragon perché nel 2010 (quando si fratturò la stessa gamba durante le prove al Mugello, ndr) avevo saltato 3-4 gare e ci avevo messo un pò di tempo a riprendere certi automatismi. Ora, avendone persa solo una, mi sono trovato bene dall'inizio. Adesso ho due settimane a casa e continuerò a lavorare forte. Voglio cercare di arrivare a Motegi, se non al 100%, abbastanza in forma».
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