Cagliari strapazzato dal Napoli
di Roberto Muretto
Prova incolore dei rossoblù che vanno sotto dopo 3’ e poi crollano sotto i colpi degli azzurri
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INVIATO A NAPOLI. Premessa: non è il San Paolo lo stadio dove il Cagliari deve conquistare i punti per la salvezza, ma evidentemente i rossoblù sono "cattolici". Si sono fatti schiaffeggiare dagli avversari e invece di reagire si sono limitati a porgere l'altra guancia. Da una formazione che viene da due brutte sconfitte in casa ti aspetti una reazione, che lotti con la bava alla bocca, che in campo ci metta anima e cuore. Niente di tutto questo, il Napoli si è esibito in un monologo, ha avuto vita facilissima e senza dannarsi l'anima si è preso i tre punti. E' stato sufficiente fare il minimo sindacale per mettere alla frusta i sardi, apparsi arrendevoli, impauriti, senza uno straccio di idea con il pallone tra i piedi. Proprio quello che l'allenatore non voleva, una vittima da sacrificare sull'altare. Agli azzurri è bastato un tempo per chiudere i conti con i gol di Hamsik e Mertens (rigore), arrotondare con Koulibaly nella ripresa, mettendo a nudo il momento difficilissimo attraversato dalla formazione di Rastelli. Se in una partita non riesci a costruire una sola azione e subisci soltanto, significa che sono tante le cose che non vanno e una sconfitta così pesante non può avere come giustificazione: l'avversario era troppo forte. Per fortuna ora c’è la sosta ma i segnali che arrivati ieri lasciano poco spazio alla tranquillità. Massimo Rastelli in bilico? La società riflette.
Coraggio. Ci pensa tanto Rastelli. La tentazione di cambiare il modulo c'è stata ma alla fine l'allenatore del Cagliari sceglie la soluzione che la squadra conosce a memoria (4-3-1-2). L'ex Pavoletti recupera ed è in campo dall'inizio. Le altre novità sono l'esordio dal primo minuto di Romagna in difesa ( sostituisce lo squalificato Pisacane, triste per non poter giocare nella sua città) e il rientro di Capuano che si riprende la fascia sinistra. Il Napoli? Sarri non cambia niente (a parte il rientro di Albiol), punta sui "tre tenori" (Callejon-Mertens-Insigne) e su giocatori che hanno metabolizzato schemi e movimenti da fare sul campo.
Senso unico. La resistenza del Cagliari dura poco più di 3'. Il tempo necessario perchè il Napoli prenda le misure ai rossoblù prima di infilzargli con Hamsik (triangolazione con Mertens). E' un avvio choc per la squadra sarda costretta a subire un avversario che fa girare il pallone a velocità supersonica. Il Cagliari fa fatica a costruire, c'è poco movimento senza palla, il pressing alto degli azzuri diventa un muro impossibile da scavalcare. Tanti lanci lunghi comodi da intercettare per gli avversari.
Stop per Sau. La partita dell'attaccante dura poco più di mezz'ora, poi si fa male ed entra Dessena. Il Cagliari si dispone col 4-4-1-1, scambiando la posizione di Ionita e Barella. Il Napoli è padrone del campo, gioca al piccolo trotto perchè il caldo si fa sentire. Ma quando affonda è sempre pericoloso. Romagna è ingenuo nel finale di primo tempo quando in area crolla addosso a Mertens, il rigore è ineccepibile. Lo stesso bomber non sbaglia dal dischetto e mette il match in ghiaccio. I dati della prima frazione sono eloquenti: possesso palla del Napoli al 74 per cento; tiri: dieci contro due. Un monologo.
Frittata. Il terzo gol subito dal Cagliari dopo una manciata di secondi della ripresa è il segnale di una resa incondizionata. Sulla punizione di Allan in sei dentro l'area restano immobili e Koulibaly può mettere dentro con una facilità irrisoria. Rastelli, dopo aver sostituito Cigarini con Deiola, prova con Ionita trequartista e Joao Pedro seconda punta. La musica non cambia. La carta Farias il tecnico se la gioca quando ormai la partita non ha più nulla da raccontare. Il Cagliari torna a casa pieno di lividi, con la testa bassa e con tantissimi problemi da risolvere. Rastelli rischia? Forse no ma la sfida in casa col Genoa diventa decisiva e per salvare la panchina ci vorrà un solo risultato: la vittoria.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Coraggio. Ci pensa tanto Rastelli. La tentazione di cambiare il modulo c'è stata ma alla fine l'allenatore del Cagliari sceglie la soluzione che la squadra conosce a memoria (4-3-1-2). L'ex Pavoletti recupera ed è in campo dall'inizio. Le altre novità sono l'esordio dal primo minuto di Romagna in difesa ( sostituisce lo squalificato Pisacane, triste per non poter giocare nella sua città) e il rientro di Capuano che si riprende la fascia sinistra. Il Napoli? Sarri non cambia niente (a parte il rientro di Albiol), punta sui "tre tenori" (Callejon-Mertens-Insigne) e su giocatori che hanno metabolizzato schemi e movimenti da fare sul campo.
Senso unico. La resistenza del Cagliari dura poco più di 3'. Il tempo necessario perchè il Napoli prenda le misure ai rossoblù prima di infilzargli con Hamsik (triangolazione con Mertens). E' un avvio choc per la squadra sarda costretta a subire un avversario che fa girare il pallone a velocità supersonica. Il Cagliari fa fatica a costruire, c'è poco movimento senza palla, il pressing alto degli azzuri diventa un muro impossibile da scavalcare. Tanti lanci lunghi comodi da intercettare per gli avversari.
Stop per Sau. La partita dell'attaccante dura poco più di mezz'ora, poi si fa male ed entra Dessena. Il Cagliari si dispone col 4-4-1-1, scambiando la posizione di Ionita e Barella. Il Napoli è padrone del campo, gioca al piccolo trotto perchè il caldo si fa sentire. Ma quando affonda è sempre pericoloso. Romagna è ingenuo nel finale di primo tempo quando in area crolla addosso a Mertens, il rigore è ineccepibile. Lo stesso bomber non sbaglia dal dischetto e mette il match in ghiaccio. I dati della prima frazione sono eloquenti: possesso palla del Napoli al 74 per cento; tiri: dieci contro due. Un monologo.
Frittata. Il terzo gol subito dal Cagliari dopo una manciata di secondi della ripresa è il segnale di una resa incondizionata. Sulla punizione di Allan in sei dentro l'area restano immobili e Koulibaly può mettere dentro con una facilità irrisoria. Rastelli, dopo aver sostituito Cigarini con Deiola, prova con Ionita trequartista e Joao Pedro seconda punta. La musica non cambia. La carta Farias il tecnico se la gioca quando ormai la partita non ha più nulla da raccontare. Il Cagliari torna a casa pieno di lividi, con la testa bassa e con tantissimi problemi da risolvere. Rastelli rischia? Forse no ma la sfida in casa col Genoa diventa decisiva e per salvare la panchina ci vorrà un solo risultato: la vittoria.
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