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Dinamo a corrente alternata Anche a Bologna finisce male

di Andrea Sini
Dinamo a corrente alternata Anche a Bologna finisce male

I rari momenti di buona difesa e attacco fluido non bastano per espugnare il PalaDozza I biancoblù nel finale della partita pagano care le energie spese per recuperare dal -18

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INVIATO A BOLOGNA. Spegni e accendi, accendi e spegni, ma la corrente non è mai abbastanza. La Dinamo crolla nella bolgia del PalaDozza al cospetto di una Virtus Segafredo Bologna più cattiva e, in questo momento, indubitabilmente più squadra. I biancoblù giocano a corrente alternata, vanno completamente in barca nel terzo quarto (-18), risalgono sino al -1 a 8 minuti dalla fine e alla fine pagano lo sforzo con un nuovo blackout, che permette alla Vu nere di chiudere avanti di 17, 89-72. Pasquini a fine gara parlerà di “grandi miglioramenti complessivi” e di pecche legate all’inesperienza di molti dei suoi uomini, fatto sta che la gara di ieri conferma che la strada da fare è ancora tanta. Un buon primo tempo, nonostante l’1/10 da 3 a metà gara (ma la Virtus non va molto meglio, 2/10), e la rabbiosa reazione a cavallo di terzo e ultimo quarto non sono minimamente sufficienti a considerare mezzo pieno il bicchiere biancoblù, ancora completamente asciutto fuori casa.

La partita. Pasquini fa esordire Hatcher in camponato, Ramagli recupera Stefano Gentile. Il coach sassarese manda in quintetto Spissu Stipcevic, Randolph, Polonara e Jones. La Virtus parte a razzo, con Gentile e Ndoja che piazzano subito un break di 7-0. La Dinamo prova a ragionare e al primo possesso ragionato e ben eseguito arriva la tripla dall’angolo di Spissu per rompere il ghiaccio. I biancoblù rispondono con un controbreak di 0-7 sigillato da un contropiede di Polonara, con Stipcevic che va sino al ferro per realizzare il primo vantaggio sassarese (9-11). La coppia Randolph-Polonara confeziona il +5 (14-19), ma il +3 della prima sirena (18-21) sta complessivamente stretto al Banco. La squadra prova a coinvolgere Planinic, Devecchi si incolla ad Alessandro Gentile, che sbotta subito e si fa fischiare un fallo tecnico. In cambio arrivano due fischi sul capitano biancoblù e dal 22-27 con palla in mano, in un attimo la Dinamo si trova sotto 29-27 al 15’. Le maglie difensive delle due squadre si allargano e per un po’ si procede punto a punto (35-35 al 17’), con diverse cose inguardabili (i cross da fuori di Polonara, Lawson e Gentile) e altre decisamente interessanti, come la presenza nell’area colorata di Polonara. Il Banco rallenta e a metà gara la Virtus è avanti di 4, 41-37.

Il crollo. Nel terzo quarto Pasquini richiama in causa Spissu e continua a preferire Planinic a Jones, ma la Dinamo parte ancora con le catene nei piedi: l’attacco è lento e prevedibile e dall’altra parte Bologna spinge forte (48-37). Sembra la fotocopia del break di 7-0 di avvio di gara, Pasquini chiama timeout ma le cose vanno persino peggio: il Banco produce due attacchi pessimi e dall’altra parte Aradori e Ndoja fanno ancora centro da fuori. Pasquini chiede ancora timeout e cambia tre uomini, ma quando la Dinamo esce dal coma si ritrova a -18 (55-37) con il match quasi compromesso. Le Vu nere incassano e ripartono (65-48 al 24’), per la Dinamo sembra finita.

L’illusione. Il Banco si rianima all’improvviso e in poco più di 2’ piazza un inatteso break di 12-1, con le triple di Hatcher e Bamforth e i tiri liberi di Pierre che valgono il -6 (66-60). I sassaresi si portano l’inerzia positiva anche nell’ultimo quarto: Pierre e Hatcher fanno entro da lontano e il Banco è a -1 (66-65). La Virtus si scuote con un gioco da tre punti di Slaughter che costa il quarto fallo a Jones, ma Randolph fa centro per il (73-70 al 34’).

Il risveglio. Ci si attende un gran finale, invece la partita della Dinamo finisce qui. La squadra di Ramagli stringe i denti, il Banco regala ancora qualcosa che non si può permettere (due palle di fila perse da Planinic), così arriva il colpo di acceleratore virtussino, con Umeh e Aradori. La tripla di Lafayette (82-72 a 2’29”) sulla sirena dei 24” dopo una buona difesa biancoblù vale come pietra tombale. Il resto è solo accademia virtussina.

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