La Dinamo fa e disfa con troppa facilità
di Andrea Sini
Basket, nuovo passo indietro per i biancoblù, tra tanti acciacchi e qualche equivoco tattico che inizia a emergere
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INVIATO A CREMONA. Lavorare duro per cucire una tela di buona fattura, impegnarsi a fondo per limare i difetti e valorizzare al meglio le proprie eccellenze. E poi disfare tutto nel giro di pochi giorni, sciogliendo allegramente le trame tra qualche attenuante e nuovi dubbi. Tra la Dinamo che asfalta l’Olimpia Milano e quella che sbatte il muso contro la solida ma non trascendentale Vanoli Cremona c’è uno spazio temporale di appena una settimana ma un abisso dal punto di vista della consistenza.
Le attenuanti. Se la sconfitta di martedì scorso contro Monaco è figlia del grande sforzo prodotto per battere Murcia e Milano, il ko di Cremona può essere considerato almeno il nipote. Con Stipcevic fuori, Jones e Randolph acciaccati e Hatcher abbastanza lontano dal top della forma, la squadra di Pasquini si è squagliata di fronte a due squadre dalla cifra atletica e tecnica completamente diversa ma, neanche a farlo apposta, sono accomunate dalla predisposizione ad aprire il campo e correre tanto. In entrambi i casi la Dinamo ha stretto i denti finché ha potuto, poi ha alzato bandiera bianca di fronte a problemi oggettivi non dipendenti né dal coach, né dai singoli. Su questo va anche aperta una parentesi: da sempre, la società sassarese ha fatto scudo attorno ai problemi fisici dei giocatori biancoblù. Così, in questa cappa di mezze frasi e di bollettini medici ufficiosi, risulta anche complicato valutare le prestazioni degli interessati, anche nel contesto di squadra.
Le aggravanti. Il tuffo di Portannese su una palla vagante, sul +15 a 3 minuti dalla fine, dice molto della vittoria della Vanoli e della sconfitta del Banco di Sardegna. I sassaresi hanno perso soprattutto perché nei momenti chiave della partita non hanno avuto la voglia e il coraggio di fare un passo in più in difesa, né la pazienza di fare un passaggio in più in attacco. In un match condotto sostanzialmente per tutti i 40 minuti dalla squadra di Sacchetti, la Dinamo ha cambiato almeno un paio di volte l’inerzia ed è stata più volte sul punto di prendere in mano la partita. Ma proprio in quel momento ha fatto un passo indietro (per esempio sul 35-36 e sul 64-64), riconsegnando la gara a Milbourne e compagni. Sino al crollo finale, abbastanza inaccettabile nelle modalità, quando la squadra ha tirato i remi in barca e ha smesso completamente di difendere, scivolando sino al -21. Benzina finita? In parte sì, ma l’assenza di cattiveria agonistica è un elemento saltato agli occhi assai più della spia della riserva accesa.
Il futuro. In questo momento, dopo poco più di un mese di gare ufficiali, mettere in discussione allenatore e roster non ha molto senso. Al netto di infortuni e contrattempi vari si possono comunque iniziare a fare alcune considerazioni sul gruppo biancoblù: lo sbilanciamento delle pedine verso le guardie appare abbastanza evidente, così come la ristrettezza della gamma di scelte nel settore ali: con Pierre che pare rendere meglio nel ruolo di ala piccola piuttosto che da “quattro”, l’unica ala grande di ruolo è Polonara, che però tende a giocare molto fuori dall’arco e compare poco sul pitturato. Pasquini sta provando a mescolare gli elementi per trovare la pozione miracolosa, ma è evidente come il calendario, più del tempo, sia tiranno. Proprio come dieci giorni fa, in questo momento la Dinamo ha bisogno un paio di vittorie che la rilancino in classifica e scaccino via le nuvole che sono tornate ad addensarsi sullo spogliatoio dopo gli ultimi due passi falsi. Domani il match in Lituania contro la Juventus Utena, domenica al palazzetto arriva la Betaland Capo d’Orlando. Poi, prima del “fermo biologico” per gli impegni delle nazionali, arriveranno l’Hapoel Holon (in casa) e Varese (in trasferta). Bisogna approfittarne.
Le attenuanti. Se la sconfitta di martedì scorso contro Monaco è figlia del grande sforzo prodotto per battere Murcia e Milano, il ko di Cremona può essere considerato almeno il nipote. Con Stipcevic fuori, Jones e Randolph acciaccati e Hatcher abbastanza lontano dal top della forma, la squadra di Pasquini si è squagliata di fronte a due squadre dalla cifra atletica e tecnica completamente diversa ma, neanche a farlo apposta, sono accomunate dalla predisposizione ad aprire il campo e correre tanto. In entrambi i casi la Dinamo ha stretto i denti finché ha potuto, poi ha alzato bandiera bianca di fronte a problemi oggettivi non dipendenti né dal coach, né dai singoli. Su questo va anche aperta una parentesi: da sempre, la società sassarese ha fatto scudo attorno ai problemi fisici dei giocatori biancoblù. Così, in questa cappa di mezze frasi e di bollettini medici ufficiosi, risulta anche complicato valutare le prestazioni degli interessati, anche nel contesto di squadra.
Le aggravanti. Il tuffo di Portannese su una palla vagante, sul +15 a 3 minuti dalla fine, dice molto della vittoria della Vanoli e della sconfitta del Banco di Sardegna. I sassaresi hanno perso soprattutto perché nei momenti chiave della partita non hanno avuto la voglia e il coraggio di fare un passo in più in difesa, né la pazienza di fare un passaggio in più in attacco. In un match condotto sostanzialmente per tutti i 40 minuti dalla squadra di Sacchetti, la Dinamo ha cambiato almeno un paio di volte l’inerzia ed è stata più volte sul punto di prendere in mano la partita. Ma proprio in quel momento ha fatto un passo indietro (per esempio sul 35-36 e sul 64-64), riconsegnando la gara a Milbourne e compagni. Sino al crollo finale, abbastanza inaccettabile nelle modalità, quando la squadra ha tirato i remi in barca e ha smesso completamente di difendere, scivolando sino al -21. Benzina finita? In parte sì, ma l’assenza di cattiveria agonistica è un elemento saltato agli occhi assai più della spia della riserva accesa.
Il futuro. In questo momento, dopo poco più di un mese di gare ufficiali, mettere in discussione allenatore e roster non ha molto senso. Al netto di infortuni e contrattempi vari si possono comunque iniziare a fare alcune considerazioni sul gruppo biancoblù: lo sbilanciamento delle pedine verso le guardie appare abbastanza evidente, così come la ristrettezza della gamma di scelte nel settore ali: con Pierre che pare rendere meglio nel ruolo di ala piccola piuttosto che da “quattro”, l’unica ala grande di ruolo è Polonara, che però tende a giocare molto fuori dall’arco e compare poco sul pitturato. Pasquini sta provando a mescolare gli elementi per trovare la pozione miracolosa, ma è evidente come il calendario, più del tempo, sia tiranno. Proprio come dieci giorni fa, in questo momento la Dinamo ha bisogno un paio di vittorie che la rilancino in classifica e scaccino via le nuvole che sono tornate ad addensarsi sullo spogliatoio dopo gli ultimi due passi falsi. Domani il match in Lituania contro la Juventus Utena, domenica al palazzetto arriva la Betaland Capo d’Orlando. Poi, prima del “fermo biologico” per gli impegni delle nazionali, arriveranno l’Hapoel Holon (in casa) e Varese (in trasferta). Bisogna approfittarne.
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