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Sarritzu e la Torres: partenza ad handicap ma stiamo arrivando

Sarritzu e la Torres: partenza ad handicap ma stiamo arrivando

Eccellenza: l’esterno racconta i primi tre mesi in rossoblù: «Ho trovato un’ottima squadra e una tifoseria unica»

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SASSARI. Ha sposato il “progetto Torres” fin dal primo minuto e con i suoi quattro gol ha tenuto a galla una barca che rischiava di naufragare prima ancora di uscire dal porto. Stefano Sarritzu è il protagonista di questa prima fase della stagione, il simbolo di una squadra che non vuole arrendersi all’anonimato del campionato di Eccellenza.

Sei consapevole di essere diventato, in pochi mesi, una delle colonne della squadra?

«Sto giocando discretamente ma non voglio pensare di essere insostituibile. Dico sempre che i cavalli vincenti si vedono all’arrivo e sono convinto di dover dare ancora tanto».

Sarritzu che cosa è cambiato nella Torres?

«Cominciamo col dire che era una buona squadra e che, con gli ultimi arrivi, è diventata un’ottima squadra. Direi che è cambiato il passo e, soprattutto la mentalità. Oggi siamo più cattivi e concentrati. Forse anche più convinti dei nostri mezzi. Con questo non voglio dire che prima non lo fossimo. Però adesso è tutta un’altra musica».

Merito di Pino Tortora o demerito di Cirinà?

«Stiamo parlando di due ottimi allenatori. Cirinà è una bella persona che aveva un buon rapporto con la squadra ma non è stato aiutato dalla fortuna. Tortora è più sanguigno e ha saputo toccare le corde giuste per far scattare quel qualcosa che ci ha fatto cambiare marcia. Forse è stato anche aiutato dal fatto di essere un ex giocatore che ha vissuto esperienze analoghe».

Quanto conta l’orgoglio quanto si scende in campo?

«Conta tanto e alla Torres di più. Noi avevamo toccato il fondo non potevamo non reagire. Dietro le maglie rossoblù batte il cuore di un’intera città e di una tifoseria che non ha uguali neanche in serie C».

E’ per questo che scelto la Torres?

«Quando mi è arrivata la telefonata della società non ci ho pensato un attimo. Ero a Sanremo dove mi avevano offerto un contratto per la serie D e sono subito rientrato a casa. La Torres ha tradizione, pubblico e una visibilità che non ha nessun’altra squadra dei campionati dilettantistici. Non potevo dire no».

Come si trova a Sassari?

«Benissimo. Ho un buon rapporto coi compagni e sono colpito dal calore dei nostri tifosi».

Il campionato è ancora aperto?

«Direi apertissimo. Castiadas, Stintino e Sorso sono forti ma la Torres ha giocatori importanti e crescerà ancora. Prometto che diremo la nostra sino alla fine».

Antonio Ledà

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