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Banco furibondo, ma ha ragione a metà

di Andrea Sini
Banco furibondo, ma ha ragione a metà

Basket, per la sconfitta di Utena le attenuanti sono tante: ma in dieci giorni la squadra ha fatto troppi passi indietro

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SASSARI. Toccare il cielo con un dito, per un intensissimo attimo durato due partite, e poi prendere improvvisamente la direzione sbagliata, finendo in un oceano agitatissimo fatto di infortuni, perdita di fiducia, dubbi sulla struttura del roster e arbitraggi da ufficio inchieste. In casa Dinamo si balla ma il porto più vicino – il match di domenica al palazzetto contro la Betaland Capo d’Orlando – è soltanto un approdo momentaneo, da agganciare assolutamente prima di ulteriori prove da superare prima della sosta (dal 20 novembre al 2 dicembre).

La rabbia. Dalle scoppiettanti vittorie su Murcia e Milano, ai passi falsi con Monaco, Cremona e Juventus Utena. Tutto in dieci giorni, in sfide piene di errori ma anche di attenuanti. La direzione di gara di mercoledì in Lituania ha mandato su tutte le furie i biancoblù, che si sono lamentati apertamente nei confronti degli arbitri per bocca di coach Federico Pasquini e soprattutto del presidente Stefano Sardara. Il numero uno della società sassarese ha espresso in maniera chiara il suo pensiero sui social già un’ora dopo la fine della partita, andando poi oltre: Sardara ha infatti pubblicato gli estratti video di alcune delle decisioni più contestate. Le immagini danno ampiamente ragione alla Dinamo, penalizzata in momenti chiave della gara, come già capitato in almeno due delle precedenti gare di Champions. Un esempio su tutti: a 51” dalla fine dei tempi regolamentari, sul 75-78 per i sassaresi, Bamforth è stato letteralmente spinto nella sua metà campo in una specie di touche rugbistica. Uno dei lituani si è autoaccusato del fallo, ma gli arbitri hanno fischiato infrazione di campo, comminando poi un fallo antisportivo allo stesso Bamforth che si divincolava a terra, e uno a Dendy, reo di avere calpestato la guardia del Banco: da regolamento, Dendy andava espulso. Invece è rimasto in campo e un attimo dopo, neanche a farlo apposta, ha anche segnato la tripla della parità che ha portato la gara all’overtime.

Le colpe. I fischi chirurgici degli arbitri (come lo scambio di persona tra Polonara e Bamforth che è costato il quinto fallo all’americano) e le due pesantissime assenze (Jones e Stipcevic) hanno affondato i sassaresi. Però: la Dinamo avrebbe potuto comunque battere la squadra penultima in classifica nel campionato lituano e ultima in Champions? La risposta è: sì, avrebbe potuto e dovuto. Le argomentazioni di cui sopra non cancellano i passi indietro fatti improvvisamente da un gruppo che problemi ne ha, eccome. Un breve resoconto: biancoblù hanno dimostrato di saper difendere, ma lo fanno solo a sprazzi; perdono troppe palle (15,5 di media in campionato, 14,8 in Champions), spesso in maniera banale dal palleggio, e ne recuperano pochissime (solo 5,7 e 4,8); sono troppo Bamforth-dipendenti, ma l’americano non può fare tutto e tra una magia e l’altra infila sempre qualche erroraccio (a Utena 8 palle perse). Il roster, infine, si sta dimostrando corto sulle ali e in queste settimane è emerso un altro dato: nessun elemento è in grado di essere davvero dominante nel rispettivo ruolo dal punto di vista atletico. Si deve vincere di squadra, insomma, ma al momento la Dinamo riesce a esserlo solo a metà.

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