«Una partita che pesa sulla nostra storia»
Il capitano Gigi Buffon va dritto al punto: «Possiamo ribaltarla e non abituiamoci alla mediocrità»
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MILANO. A 24 ore dalla partita della storia Gianluigi Buffon scivola nella malinconia, un cappotto buono per scaldarsi nel freddo della paura. Di fronte alla Svezia, possibile impresa o ultimo atto di una storia azzurra, incarna lo spirito di questa nazionale all'ultimo appello e la sua poca voglia di far proclami, che per inciso non hanno portato un granchè bene in precedenza. Scivolare nei toni roboanti, però, è un attimo.
«Di partite da dentro o fuori ne ho giocate tante: questa è importante per noi, per la storia della nazionale, per tutta l'Italia», dice con retorica realista. «L'ora delle parole è finita, è l'ora di fare», l'umore raccontato dal portiere e capitano azzurro, che in queste ore sta ricostruendo il feeling con il ct Ventura, come sembrano indicare sguardi e occhiate in conferenza. Però c'è un timore diffuso, nel gruppo della nazionale, di cui Buffon si fa portavoce: «Non dobbiamo abituarci alla mediocrità, serve rabbia per rimanere eccellenti: lo dico della nazionale e lo dico di tutto il nostro movimento calcistico». D
Dietro l'Italia c'è tutto il calcio, però stasera il giudizio sarà solo su Ventura e le sue 11 scelte. Tra le quali potrebbe non figurare De Rossi, uno dei tre del 2006. «Sarà una partita da 90', da 120' o anche da rigori: anche tra i veterani, si può entrare dopo un'ora o due ed essere decisivi», dice il capitano “consolando” il compagno di Berlino. «Ma qui davvero conta il risultato, e non le storie individuali - aggiunge il n.1 - Non cambia molto per il mio futuro o per il mio dopo azzurro cosa succederà oggi, perchè quel che succederà è più importante di tutto, dopo compreso». Concentrarsi sulla Svezia, solo sulla Svezia, è il mantra: «Credo che se non c'è fiducia è inutile giocare la partita di ritorno: possiamo ribaltarla, culliamo il sogno di centrare quest'obiettivo, di riuscire nella piccola impresa di ribaltare il risultato».
«Di partite da dentro o fuori ne ho giocate tante: questa è importante per noi, per la storia della nazionale, per tutta l'Italia», dice con retorica realista. «L'ora delle parole è finita, è l'ora di fare», l'umore raccontato dal portiere e capitano azzurro, che in queste ore sta ricostruendo il feeling con il ct Ventura, come sembrano indicare sguardi e occhiate in conferenza. Però c'è un timore diffuso, nel gruppo della nazionale, di cui Buffon si fa portavoce: «Non dobbiamo abituarci alla mediocrità, serve rabbia per rimanere eccellenti: lo dico della nazionale e lo dico di tutto il nostro movimento calcistico». D
Dietro l'Italia c'è tutto il calcio, però stasera il giudizio sarà solo su Ventura e le sue 11 scelte. Tra le quali potrebbe non figurare De Rossi, uno dei tre del 2006. «Sarà una partita da 90', da 120' o anche da rigori: anche tra i veterani, si può entrare dopo un'ora o due ed essere decisivi», dice il capitano “consolando” il compagno di Berlino. «Ma qui davvero conta il risultato, e non le storie individuali - aggiunge il n.1 - Non cambia molto per il mio futuro o per il mio dopo azzurro cosa succederà oggi, perchè quel che succederà è più importante di tutto, dopo compreso». Concentrarsi sulla Svezia, solo sulla Svezia, è il mantra: «Credo che se non c'è fiducia è inutile giocare la partita di ritorno: possiamo ribaltarla, culliamo il sogno di centrare quest'obiettivo, di riuscire nella piccola impresa di ribaltare il risultato».
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