I flop azzurri
Alfredo Foni e Mondino Fabbri hanno trovato l’erede
ROMA. Sessant'anni dopo la storia si ripete. L'Italia è fuori dal Mondiale. La Svezia non è l'Irlanda del Nord 1958, ma il tonfo è clamoroso ed entra d'autorità nel podio dei flop storici della...
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ROMA. Sessant'anni dopo la storia si ripete. L'Italia è fuori dal Mondiale. La Svezia non è l'Irlanda del Nord 1958, ma il tonfo è clamoroso ed entra d'autorità nel podio dei flop storici della nazionale, a fare compagnia alla Corea del Nord 1966. E pensare che appena due anni fa un tecnico importante come Antonio Conte aveva reso competitiva l'Italia eliminando la Spagna dagli Europei e uscendo nei quarti con la Germania ai rigori. In questo biennio Giampiero Ventura non ha saputo ripetere l'impresa e il suo bilancio è fallimentare. Il marchio della mancata partecipazione al mondiale rimarrà indelebile. Un destino simile, ma con contorni diversi, ha accompagnato gli allenatori responsabili degli altri due disastri, Alfredo Foni ed Edmondo Fabbri.
Alfredo Foni è uno dei totem del calcio italiano: terzino della Juve nella mitica coppia con Rava, centra l'accoppiata Olimpiade '36-Mondiale '38. Da tecnico viene ritenuto uno stratega difensivo, vince due scudetti con l'Inter e approda in azzurro nella transizione cupa del dopo Superga. Sembra facile l'accesso ai Mondiali '58, dà e riceve un 3-0 col Portogallo, dopo l'1-0 ai nordirlandesi basta un pari nel ritorno. Ma la nebbia ferma a Londra l'arbitro Zsolt, gli azzurri rifiutano un altro arbitro, la gara diventa un'amichevole e finisce 2-2. Quella ufficiale viene rinviata al 15 gennaio 1958. Sembra una formalità ma il difensivista Foni si inventa un attacco con tre punte e due mezze punte: Ghiggia si fa espellere, il centrocampo non regge e l'1-2 decreta l'eliminazione. Il 47enne Foni viene cacciato, la Figc viene commissariata e il tecnico continua la carriera vincendo con la Roma la Coppa delle Fiere 1961.
Altra storia quella di Edmondo Fabbri, modesto giocatore e tecnico emergente avendo portato in cinque anni il Mantova dalla serie D alla A all'alba degli anni '60. Dopo la delusione cilena e l'accantonamento degli oriundi gli viene assegnata la nazionale che sembra crescere bene. Ma entra in rotta di collisione con la super Inter di Herrera: lascia fuori Picchi e spesso Corso, è umorale e intransigente, crea un mosaico che ai Mondiali 1966 va in apnea. Vittoria-rivincita col Cile, sconfitta con l'Urss. Basterebbe un pari coi dilettanti nordcoreani, ma la squadra sbaglia vari gol, rimane in dieci per l'infortunio di capitan Bulgarelli, va in debito di ossigeno e perde 0-1. È uno choc e un'umiliazione, al ritorno a Genova gli azzurri vengono accolti dal lancio di pomodori.
Il 46enne Fabbri viene cacciato, poi ha una buona carriera (vince due Coppa Italia con Torino e Bologna) ma fino alla fine non riesce a cacciare l'incubo della Corea. Almeno fino al flop di Ventura nuovo termine di paragone negativo della storia della nazionale.
Alfredo Foni è uno dei totem del calcio italiano: terzino della Juve nella mitica coppia con Rava, centra l'accoppiata Olimpiade '36-Mondiale '38. Da tecnico viene ritenuto uno stratega difensivo, vince due scudetti con l'Inter e approda in azzurro nella transizione cupa del dopo Superga. Sembra facile l'accesso ai Mondiali '58, dà e riceve un 3-0 col Portogallo, dopo l'1-0 ai nordirlandesi basta un pari nel ritorno. Ma la nebbia ferma a Londra l'arbitro Zsolt, gli azzurri rifiutano un altro arbitro, la gara diventa un'amichevole e finisce 2-2. Quella ufficiale viene rinviata al 15 gennaio 1958. Sembra una formalità ma il difensivista Foni si inventa un attacco con tre punte e due mezze punte: Ghiggia si fa espellere, il centrocampo non regge e l'1-2 decreta l'eliminazione. Il 47enne Foni viene cacciato, la Figc viene commissariata e il tecnico continua la carriera vincendo con la Roma la Coppa delle Fiere 1961.
Altra storia quella di Edmondo Fabbri, modesto giocatore e tecnico emergente avendo portato in cinque anni il Mantova dalla serie D alla A all'alba degli anni '60. Dopo la delusione cilena e l'accantonamento degli oriundi gli viene assegnata la nazionale che sembra crescere bene. Ma entra in rotta di collisione con la super Inter di Herrera: lascia fuori Picchi e spesso Corso, è umorale e intransigente, crea un mosaico che ai Mondiali 1966 va in apnea. Vittoria-rivincita col Cile, sconfitta con l'Urss. Basterebbe un pari coi dilettanti nordcoreani, ma la squadra sbaglia vari gol, rimane in dieci per l'infortunio di capitan Bulgarelli, va in debito di ossigeno e perde 0-1. È uno choc e un'umiliazione, al ritorno a Genova gli azzurri vengono accolti dal lancio di pomodori.
Il 46enne Fabbri viene cacciato, poi ha una buona carriera (vince due Coppa Italia con Torino e Bologna) ma fino alla fine non riesce a cacciare l'incubo della Corea. Almeno fino al flop di Ventura nuovo termine di paragone negativo della storia della nazionale.
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