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Il giorno dei lunghi coltelli in Figc

Il giorno dei lunghi coltelli in Figc

Malagò e il ministro Lotti danno il benservito a Tavecchio e al Ct, ma le dimissioni tardano

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ROMA. Rinnovare e rifondare il calcio italiano a partire dai suoi vertici, primo fra tutti il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, a cui è legata la scelta di Giampiero Ventura commissario tecnico della Nazionale italiana fuori dai Mondiali a 60 anni dall'ultima debacle. Non fa giri di parole il presidente del Coni, Giovanni Malagò, che il giorno dopo la clamorosa mancata qualificazione degli azzurri a San Siro dà voce al pensiero del Bel Paese rifilando il benservito al numero uno della Federcalcio. «L'ho sentito al telefono – le parole espresse dal capo del Coni – gli ho chiesto che intenzioni avesse, e mi ha detto che domani ci sarà questa riunione in Figc. Come sapete è padrone di assumersi le responsabilità, ma se fossi in lui mi dimetterei».

A volere subito una ristrutturazione fin dalle fondamenta del mondo del pallone è lo stesso ministro dello sport, Luca Lotti, secondo cui «il calcio va rifondato del tutto. È il momento di prendere delle scelte che forse negli anni passati non si è avuto il coraggio di prendere. Questo mondo va fatto ripartire dai settori giovanili fino alla serie A. In fondo qualcosa di buono ancora c’è, come dimostrano squadre come l'Atalanta e l'Empoli con i loro vivai. La rinascita del nostro calcio parte anche dalle infrastrutture sportive e dagli stadi».

A proposito di dimissioni dei vertici del calcio Lotti lascia però il testimone ai diretti interessati: «Spetta a loro decidere. Credo sia importante cogliere questo momento per mettere a posto tutto il calcio italiano». Un cambiamento radicale che, già questo pomeriggio con una riunione nella sede della Figc in Via Allegri a Roma, dovrebbe cominciare a prendere forma attraverso l'addio al Ct Giampiero Ventura: «Di fatto sembra che il suo contratto sarebbe stato rinnovato solo esclusivamente in caso di qualificazione dell'Italia al Mondiale – ricorda il numero Malagò –. Di fatto Ventura non ha ancora il rinnovo. Che si dimetta oggi, o fra un mese cambia poco». Poi la stoccata più pesante. «Il problema non è solo Ventura e le sue dimissioni. Come sanno bene in Figc, mi sento di dire che l'inizio del suo progetto era legato a un'altra filiera di carattere tecnico che prevedeva un ruolo significativo di Lippi che poi non è più andato a buon fine. Probabilmente nell'impostazione del ruolo di Ventura, che è diventato responsabile di tutte le squadre nazionali, c'è stata una valutazione sbagliata. Purtroppo è stata una scommessa persa».

Il problema è che il Ct non sembra per nulla disposto a dare le dimissioni e lo ha fatto capire già lunedì notte con una dichiarazione che la dice lunga sulle sue intenzioni. «Mi scuso con gli italiani – ha mormorato –, ma non mi sono dimesso: dovremo prima fare molte valutazioni. Ieri, sempre sul tema dimissioni c’è stato un piccolo giallo su un botta e risposta con gli inviati della Iene: la trasmissione ha diffuso una clip in cui si vede un cronista che chiede al tecnico, in un atmosfera concitata (Ventura, attorniato, invoca più volte «educazione»), «Si dimette o no? Ce lo promette?». «Sì», risponde l'allenatore, senza guardare l'interlocutore. Per poi però negare tutto con un sms all'Ansa: «Non ho mai detto questo».

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