«Povera Italia, adesso serve un ct vero»
di Mario Frongia
Antonio Langella e la sua esperienza in azzurro: «Ventura è bravo ma è troppo permaloso e fatica a gestire le pressioni»
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CAGLIARI. Ha compiuto quarant'anni il 30 marzo scorso ma ha la cazzimma di un esordiente. Antonio Langella, mister sinistro. Meglio, "Arrogu tottu", come da battesimo dei tifosi per le annate al Cagliari. In rossoblù dal 2002 al 2007, 136 partite e 20 gol: alcuni da cineteca. «Da non scordare? Il 3-2 al Palermo di Grosso e Toni a 3' dalla fine nel 2004». Antonio firma anche 3 gare in Nazionale. Il debutto? Al Sant'Elia, chiamato da Marcello Lippi per l'amichevole con la Russia. «Un brivido che non dimentico». L'uomo e il calciatore, diretto e genuino. Su passato e presente, sempre sul pezzo. «L'Italia. Si deve rifondare con un allenatore che ha vinto ovunque. Penso a Ancelotti o Mancini. Il progetto nazionale va messo nelle mani di tecnici esperti a livello mondiale».
Ma davvero siamo peggio della Svezia che va ai mondiali segnandoci una rete in due partite?
«Se De Rossi indica Insigne e dice che non entra perché non va difeso lo 0-0 ma serve vincere, si capisce tutto. Ventura è bravo ma soffre la personalità dei giocatori più esperti. Ed è noto per essere permaloso e poco tollerante con le opinioni altrui. A questi livelli devi saper gestire pressione e critiche. Altrimenti, salti. Forse, l'errore sta a monte. Quando Tavecchio l'ha chiamato c'era un problema di ingaggio degli altri big, alcuni impegnati con grandi club. C'è poco da rimuginare, si deve cambiare passo in fretta».
Langella, cosa serve all'Italia?
«Brasile o Argentina non fanno giocare un italiano, uno svizzero, un polacco. E non ho nulla contro Eder o Jorginho. Ma va messo un tetto di due, tre stranieri, in caso contrario non se ne viene fuori. Chi può deve avere coraggio, altrimenti verranno altre Svezia».
Da dove si riparte?
«Da giovani come Rugani, Cutrone, Florenzi, Darmian, Conti, Gagliardini, Romagnoli, Insigne. Va rivitalizzato l'intero sistema con una filosofia nuova».
Chi le somiglia del calcio italiano attuale?
«Forse, per la potenza e la difesa della palla prima del tiro, Belotti».
Voltiamo pagina. Qual è l'sms per Lopez?
«Diego si fa ascoltare. Iniziava a urlare negli spogliatoi e finiva in doccia, dopo la partita. Si vedeva che guardava lontano e aveva le carte giuste per allenare, leggere le gare e caricare il gruppo. Non gli servono suggerimenti, sa lui».
Avete mai litigato?
«Sì. L'anno con Giampaolo in panca accusò me e qualche altro di non brillare in allenamento. Ce le siamo dette. Ma è finita lì e forse mi deve ancora una pizza».
Fumantini entrambi, però... Caratteri forti.
«Ma sapeva che se c'era da fare la guerra per la squadra e per cogliere gli obiettivi, sarei stato presente».
A proposito di urla, quali ricorda meglio?
« Quelle nella partita contro la Juve di Buffon, Del Piero, Cannavaro, Camoranesi e Nedved al Sant'Elia. Perdevamo 1-0, gol di Emerson. Sentivo Diego, ci incitava e non mollava mai. Poi, Zola fece quella magia di testa. Quel gruppo era tosto».
Eppure avete sofferto.
«Vero. Ma siamo sempre stati in serie A, ci siamo trovati a stringere i denti nelle ultime giornate e ne siamo usciti. E Diego era sempre l'ultimo a mollare. Serve pazienza, anche per risolvere i problemi tutti assieme. Ho conosciuto solo uno bravo a capovolgere le partite: Gianfranco Zola».
Langella, il Cagliari è più o meno forte di quello dell'anno scorso, undicesimo con Rastelli?
« Borriello ha fatto tanti gol, Isla, Bruno Alves e Tachtsidis sono grandi giocatori. C'erano Murru e Di Gennaro. Un organico più esperto, ma ci vuole tempo. Pavoletti a Genoa ha fatto sfracelli, a Napoli era chiuso dai tre tenori. Verrà fuori, col Benevento ha segnato da bomber di razza».
Da chi è lecito aspettarsi di più?
«Intanto, applausi per Barella, davvero forte. Poi, penso a Joao Pedro e Farias: ci ho giocato nel Chievo. Mi piacciono ma difettano in continuità. Possono fare meglio».
Domenica Delneri contro Lopez. Chi vince?
«Diego ha entusiasmo, personalità, sa quello che vuole. A Udine farà la sua partita per non perdere: un punto sarebbe ottimo. Delneri, ha esperienza: l'ho avuto a Bergamo, è tra i tecnici che mi ha dato di più. Vorrà vincere».
Udinese e Cagliari con 12 punti: i valori delle rose?
« Presto per dirlo, ma direi di sì. Il Cagliari è partito per la salvezza. Tenuto conto che alcuni club già annaspano, Benevento in testa, centrerà il bersaglio».
Lopez per Rastelli, ha seguito la vicenda?
«Sì. Non conosco Rastelli ma in B ha vinto il campionato e da neopromossa in A si è piazzato a metà classifica. Ma senza i risultati, si sa, il primo a pagare è l'allenatore».
Ma davvero siamo peggio della Svezia che va ai mondiali segnandoci una rete in due partite?
«Se De Rossi indica Insigne e dice che non entra perché non va difeso lo 0-0 ma serve vincere, si capisce tutto. Ventura è bravo ma soffre la personalità dei giocatori più esperti. Ed è noto per essere permaloso e poco tollerante con le opinioni altrui. A questi livelli devi saper gestire pressione e critiche. Altrimenti, salti. Forse, l'errore sta a monte. Quando Tavecchio l'ha chiamato c'era un problema di ingaggio degli altri big, alcuni impegnati con grandi club. C'è poco da rimuginare, si deve cambiare passo in fretta».
Langella, cosa serve all'Italia?
«Brasile o Argentina non fanno giocare un italiano, uno svizzero, un polacco. E non ho nulla contro Eder o Jorginho. Ma va messo un tetto di due, tre stranieri, in caso contrario non se ne viene fuori. Chi può deve avere coraggio, altrimenti verranno altre Svezia».
Da dove si riparte?
«Da giovani come Rugani, Cutrone, Florenzi, Darmian, Conti, Gagliardini, Romagnoli, Insigne. Va rivitalizzato l'intero sistema con una filosofia nuova».
Chi le somiglia del calcio italiano attuale?
«Forse, per la potenza e la difesa della palla prima del tiro, Belotti».
Voltiamo pagina. Qual è l'sms per Lopez?
«Diego si fa ascoltare. Iniziava a urlare negli spogliatoi e finiva in doccia, dopo la partita. Si vedeva che guardava lontano e aveva le carte giuste per allenare, leggere le gare e caricare il gruppo. Non gli servono suggerimenti, sa lui».
Avete mai litigato?
«Sì. L'anno con Giampaolo in panca accusò me e qualche altro di non brillare in allenamento. Ce le siamo dette. Ma è finita lì e forse mi deve ancora una pizza».
Fumantini entrambi, però... Caratteri forti.
«Ma sapeva che se c'era da fare la guerra per la squadra e per cogliere gli obiettivi, sarei stato presente».
A proposito di urla, quali ricorda meglio?
« Quelle nella partita contro la Juve di Buffon, Del Piero, Cannavaro, Camoranesi e Nedved al Sant'Elia. Perdevamo 1-0, gol di Emerson. Sentivo Diego, ci incitava e non mollava mai. Poi, Zola fece quella magia di testa. Quel gruppo era tosto».
Eppure avete sofferto.
«Vero. Ma siamo sempre stati in serie A, ci siamo trovati a stringere i denti nelle ultime giornate e ne siamo usciti. E Diego era sempre l'ultimo a mollare. Serve pazienza, anche per risolvere i problemi tutti assieme. Ho conosciuto solo uno bravo a capovolgere le partite: Gianfranco Zola».
Langella, il Cagliari è più o meno forte di quello dell'anno scorso, undicesimo con Rastelli?
« Borriello ha fatto tanti gol, Isla, Bruno Alves e Tachtsidis sono grandi giocatori. C'erano Murru e Di Gennaro. Un organico più esperto, ma ci vuole tempo. Pavoletti a Genoa ha fatto sfracelli, a Napoli era chiuso dai tre tenori. Verrà fuori, col Benevento ha segnato da bomber di razza».
Da chi è lecito aspettarsi di più?
«Intanto, applausi per Barella, davvero forte. Poi, penso a Joao Pedro e Farias: ci ho giocato nel Chievo. Mi piacciono ma difettano in continuità. Possono fare meglio».
Domenica Delneri contro Lopez. Chi vince?
«Diego ha entusiasmo, personalità, sa quello che vuole. A Udine farà la sua partita per non perdere: un punto sarebbe ottimo. Delneri, ha esperienza: l'ho avuto a Bergamo, è tra i tecnici che mi ha dato di più. Vorrà vincere».
Udinese e Cagliari con 12 punti: i valori delle rose?
« Presto per dirlo, ma direi di sì. Il Cagliari è partito per la salvezza. Tenuto conto che alcuni club già annaspano, Benevento in testa, centrerà il bersaglio».
Lopez per Rastelli, ha seguito la vicenda?
«Sì. Non conosco Rastelli ma in B ha vinto il campionato e da neopromossa in A si è piazzato a metà classifica. Ma senza i risultati, si sa, il primo a pagare è l'allenatore».
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