Figc, Tavecchio alla resa dei conti
Nuovo consiglio federale: il presidente a rischio dopo l’eliminazione dai Mondiali
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ROMA. Il giorno più lungo di Carlo Tavecchio, arroccato subito dopo la mancata qualificazione azzurra al mondiale sulle sue posizioni e per il momento restio a rassegnare quelle dimissioni che invece da più parti vengono invocate. In molti, quasi tutti (vengono annunciati tra l'altro sondaggi plebiscitari sull'argomento), vogliono la testa del capo del calcio italiano, che dal canto suo ha provato a ideare una bozza di programma per i prossimi due anni e mezzo di governo in Federcalcio, per il rilancio del movimento a partire dalla base. Sono però sempre meno le componenti disposte a concedergli la fiducia, quella che di fatto Tavecchio chiederà in un Consiglio ridotto all'osso per via dei due commissariamenti di Lega A e B.
Al momento, sicuro alleato di Tavecchio c'è il solo Renzo Ulivieri, presidente dell'AssoAllenatori e vicepresidente federale. All'opposizione invece figurano il sindacato dei calciatori (Aic), da sempre contrario alla sua elezione, e da ultima la Lega Pro di Gabriele Gravina. E se già queste due componenti si dovessero dimettere in blocco, Tavecchio non avrebbe più la maggioranza. Numeri che però potrebbero tornare a suo favore già tre giorni dopo con l'elezione del nuovo presidente della Lega B. Per questo il movimento cadetto, a partire dal commissario Mauro Balata, vorrebbe posticipare la discussione alla settimana prossima («Niente riforme senza di noi» ha detto subito imitato dai presidenti del Frosinone Stirpe e dell'Entella Gozzi). E dopo Samp-Juve anche l'azzurro Chellini chiede tempo «per portare candidati credibili e progetti giusti senza voler fare una caccia alle streghe».
Ma un altro azzurro, ancor più prestigioso del difensore juventino, capitano della Nazionale campione del mondo 2006 nonché pallone d'oro nello stesso anno, Fabio Cannavaro è di tutt'altro avviso: «La gente si aspetta un segnale forte e questo è il momento di darlo, devono andare via tutti non solo Tavecchio. La mia stima va a Gravina, numero 1 della C, l'unico che ha fatto un passo indietro».
Al momento, sicuro alleato di Tavecchio c'è il solo Renzo Ulivieri, presidente dell'AssoAllenatori e vicepresidente federale. All'opposizione invece figurano il sindacato dei calciatori (Aic), da sempre contrario alla sua elezione, e da ultima la Lega Pro di Gabriele Gravina. E se già queste due componenti si dovessero dimettere in blocco, Tavecchio non avrebbe più la maggioranza. Numeri che però potrebbero tornare a suo favore già tre giorni dopo con l'elezione del nuovo presidente della Lega B. Per questo il movimento cadetto, a partire dal commissario Mauro Balata, vorrebbe posticipare la discussione alla settimana prossima («Niente riforme senza di noi» ha detto subito imitato dai presidenti del Frosinone Stirpe e dell'Entella Gozzi). E dopo Samp-Juve anche l'azzurro Chellini chiede tempo «per portare candidati credibili e progetti giusti senza voler fare una caccia alle streghe».
Ma un altro azzurro, ancor più prestigioso del difensore juventino, capitano della Nazionale campione del mondo 2006 nonché pallone d'oro nello stesso anno, Fabio Cannavaro è di tutt'altro avviso: «La gente si aspetta un segnale forte e questo è il momento di darlo, devono andare via tutti non solo Tavecchio. La mia stima va a Gravina, numero 1 della C, l'unico che ha fatto un passo indietro».
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